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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
25 Settembre 2020

ASSEGNO MANTENIMENTO / DIVORZILE

MANTENIMENTO CASALINGA ANCHE SE IN GRADO DI LAVORARE

Suprema Corte di Cassazione
Sentenza n. 789 del 13/01/2017

denaro ai genitori

La Corte di Cassazione, con la sentenza che si riporta al link in fondo all’articolo, ha esaminato il caso di una casalinga quarantenne che, anche se in grado di lavorare, non ha perso l’assegno di mantenimento.

In poche parole, la donna mantiene questo diritto poichè la sua condizione (appunto di casalinga) non le ha permesso di acquisire una concreta e specifica professionalità e, per questo motivo, non ha ricevuto proposte lavorative.



Secondo quanto stabilito dai Giudici di Piazza Cavour, bisogna dunque tener presente la potenziale capacità di guadagno dei coniugi, l’effettiva possibilità di svolgere attività lavorativa e ogni altra circostanza concreata e non limitarsi a valutazione astratte o ipotetiche.

Infine, nel caso trattato dagli ermellini, è stato anche chiarito che il fatto di aver creato una nuova famiglia così come la nascita di un figlio dal nuovo compagno/a non determina automaticamente l’esclusione del diritto alimentare dell’ex coniuge poichè anche questa circostanza sopravvenuta deve essere valutata al fine di verificare in concreto la revoca o la modifica delle condizioni già stabilite.

MANTENIMENTO EX CONIUGE ED EX AVVOCATO

Suprema Corte di Cassazione
Sentenza n. 1162 del 18/01/2017

mantenimento figli assegnoLa Suprema corte di Cassazione, con la sentenza che di seguito si riporta ha esaminato un particolare caso riguardante l’assegno di mantenimento di una donna (ex avvocato) che ha messo da parte la toga per curare gli interessi del marito.



Questa sentenza è particolarmente interessante anche ribadisce un importante concetto relativo al rapporto di connessione esistente tra l’assegno di mantenimento e la durata del matrimonio. Secondo i giudici di Piazza Cavour, infatti, “la breve durata del matrimonio può rilevare solo ed eventualmente ai fini della qualificazione in concreto dell’assegno di mantenimento, mentre essa non assume nessuna efficacia preclusiva del diritto all’assegno di mantenimento ove sussistono gli elementi costitutivi dello stesso“.

Nel caso di specie, gli ermellini hanno dato ragione alla donna mantenendo l’assegno di €.1000,00 euro mensili anche se il matrimonio è durato per soli due anni.

MANTENIMENTO CASALINGA ANCHE SE IN GRADO DI LAVORARE

Suprema Corte di Cassazione
Sentenza n. 789 del 13/01/2017

denaro ai genitori

La Corte di Cassazione, con la sentenza che si riporta al link in fondo all’articolo, ha esaminato il caso di una casalinga quarantenne che, anche se in grado di lavorare, non ha perso l’assegno di mantenimento.

In poche parole, la donna mantiene questo diritto poichè la sua condizione (appunto di casalinga) non le ha permesso di acquisire una concreta e specifica professionalità e, per questo motivo, non ha ricevuto proposte lavorative.



Secondo quanto stabilito dai Giudici di Piazza Cavour, bisogna dunque tener presente la potenziale capacità di guadagno dei coniugi, l’effettiva possibilità di svolgere attività lavorativa e ogni altra circostanza concreata e non limitarsi a valutazione astratte o ipotetiche.

Infine, nel caso trattato dagli ermellini, è stato anche chiarito che il fatto di aver creato una nuova famiglia così come la nascita di un figlio dal nuovo compagno/a non determina automaticamente l’esclusione del diritto alimentare dell’ex coniuge poichè anche questa circostanza sopravvenuta deve essere valutata al fine di verificare in concreto la revoca o la modifica delle condizioni già stabilite.

MANTENIMENTO SOLO PER I FIGLI CHE SUPERANO GLI ESAMI

Corte di Cassazione I Sezione Civile
Sentenza 29 settembre 2015 – 1 febbraio 2016, n. 1858
Presidente Di Palma – Relatore Dogliotti

Con la sentenza che di seguito si riporta, la Suprema corte di Cassazione ha esaminato un caso molto interessante relativo al mantenimento dei figli maggiorenni, studenti universitari e non economicamente autosufficienti.

I giudici di Piazza Cavour, richiamando dei principi già consolidati, hanno ribadito che “il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa ove il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica pure quando il genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di addivenire ad una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita” (tra le altre Cass. N. 407 del 2007; n 8954 del 2010).

Nel caso di specie la Corte osservava che “i genitori hanno dato ai figli l’opportunità di frequentare l’Università” ma il ricorrente non ne aveva saputo “trarne profitto” avendo sostenuto pochissimi esami.

Corte di Cassazione I Sezione Civile
Sentenza 29 settembre 2015 – 1 febbraio 2016, n. 1858
Presidente Di Palma – Relatore Dogliotti

Svolgimento del processo

Con ricorso in data 26/11/20121 S.R. chiedeva la modifica delle condizioni di divorzio di cui alla sentenza 30 luglio 2001 del Tribunale di Napoli tra essa E.V. che aveva posto a suo carico un contributo di lire 800.000 mensili per il mantenimento dei figli (omissis) e (omissis), conviventi con il padre .
L’ E. non si era costituito in giudizio.

Con decreto in data 09/05/2013 il Tribunale di Napoli rigettava la domanda di revoca dei l’assegno, disponendo che la somma fosse versata direttamente ai figli maggiorenni, ma non autosufficienti economicamente.

Proponeva reclamo la S., insistendo per la revoca del contributo al mantenimento dei figli.

Non si costituiva l’E..

La Corte di Appello di Napoli, con decreto depositato in data 25/10/2013, in accoglimento del reclamo revocava il predetto contributo.

Ricorre per cassazione l’E..

Resiste con controricorso la S..

Motivi della decisione

Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione degli artt. 101, comma 1, 291, comma 2, 171 cpc. ma per violazione del principio del contraddittorio , essendo irregolare la citazione a comparire rivolta al ricorrente stesso nel giudizio davanti alla Corte di Appello.

Con il secondo1nullità della notificazione del reclamo ex art. 160 e 140 cpc, non essendo mai stato notificato tale atto al ricorrente stesso .

Con il terzo, violazione degli artt. 147, 148 e 155 c.c., prescindendo la decisione impugnata dalla circostanza del raggiungimento della autosufficienza economica da parte dei figli maggiorenni.

Con il quarto violazione dell’art. 2697 c.c. relativamente all’onere della prova che pone a carico del coniuge non convivente la dimostrazione che i figli siano diventati maggiorenni.

Il ricorso appare ammissibile: vengono indicate con chiarezza le censure e allegata documentazione a sostegno di esso.



Possono trattarsi congiuntamente i primi due motivi del ricorso, strettamente collegati.

Va precisato che,ai fini della determinazione del luogo di residenza o dimora dei destinatario della notificazione, non sono decisive le risultanze anagrafiche che hanno un mero valore consuntivo circa il luogo di residenza ( al riguardo tra le altre, Cass. N. 11562 del 2011). La notificazione ai sensi dell’art. 140 cpc va eseguita con il compimento delle prescritte formalità ( deposito della copia presso la casa comunale; affissione di avviso alla porta dell’abitazione; comunicazione della notizia del deposito per raccomandata con avviso di ricevimento) del loro avveramento fa fede fino a querela di falso la relazione di notifica da parte dell’Ufficiale giudiziario ( così, tra le altre, Cass. N. 18492 del 2013 ). II destinatario che intenda contestare l’avvenuta esecuzione della notificazione, affermando di non aver mai ricevuto l’atto, ha dunque l’onere di impugnarlo a mezzo di querela di falso ( al riguardo, Cass. S.U. n. 9962 del 2010 ).

Risultano effettuate, secondo la relazione dell’ufficiale giudiziario le tre formalità di cui all’art. 140 c.p.c.: in particolare la raccomanda fu spedita all’indirizzo, non ritirata restituita per compiuta giacenza, come da documentazione in atti.

Non ha dunque rilevanza decisiva il certificato prodotto dal ricorrente che attesta un cambio di residenza effettuato qualche mese prima rispetto alla data di notifica. La relazione dell’Ufficiale giudiziario attesta all’evidenza, che la notifica è stata effettuata in luogo comunque riconducibile all’odierno ricorrente, che doveva contestare, come si e detto, proponendo querela di fatto. Sono dunque infondati i primi due motivi.

Vanno altresì trattati congiuntamente)in quanto strettamente collegati i motivi terzo
quarto.

Va innanzitutto considerato che, per giurisprudenza consolidata il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa ove il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica pure quando il genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di addivenire ad una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita ( tra le altre Cass. N. 407 del 2007; n 8954 del 2010) .

Chiarisce il decreto impugnato che, nella specie, i genitori hanno dato ai figli l’opportunità di frequentare l’Università , dalla quale non hanno saputo trarre profitto: M. nel 2008 risultava iscritto all’Università, Corso di Laurea di Scienze Biologiche al terzo anno, e aveva superato soltanto 4 esami; (omissis), fuori corso per la quarta volta al corso di laurea in Cultura e Amministrazione dei beni Culturali aveva superato meno della metà degli esami complessivi; trascorrevano ancora n i ino alla valutazione della Corte di merito. Precisa altresì la Corte Partenopea che dalle note dell’Agenzia delle
Entrate emergevano redditi da lavoro dei due figli fin dal 2008.

Anche i motivi terzo e quarto sono pertanto infondati. Conclusivamente va rigettato il ricorso. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in €. 2.000,00 per compensi, €. 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Precisa che in caso di diffusione ogni riferimento identificativo alle parti e ai figli maggiorenni, ai sensi dell’art. 52 dlgs 196/03, in quanto imposto dalla legge.

Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P. R. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13.

Separazione: mantenimento dovuto anche se il matrimonio dura poco.

Corte di Cassazione VI sezione civile – ordinanza n. 2343 del 5/02/2016



L´assegno di mantenimento va corrisposto all’ex coniuge anche se il matrimonio è di breve durata, in ragione del fatto che la sua durata incide solamente sulla misura dell’assegno e non sul riconoscimento dello stesso, poiché la finalità è quella di tutelare la parte economicamente più debole.

Ciò è quanto ha ribadito la Corte di Cassazione, VI sezione civile, con l’ordinanza n. 2343 del 5/02/2016, in accoglimento del ricorso presentato da una donna che chiedeva il riconoscimento dell’assegno divorzile a carico dell’ex coniuge.

In primo grado il Tribunale rigettava la richiesta di cui sopra per via della “brevissima durata (tre mesi) del matrimonio”.

Anche la Corte d’Appello rigettava la richiesta della donna e confermava la decisione del Tribunale, affermando che, anche se non “fulminea”, come erroneamente detto dal Tribunale, il rapporto coniugale fu, comunque, breve “per effetto dell’ immediata constatazione dell’impossibilità di una unione duratura tale da giustificare aspettative e affidamento del coniuge che ha subito la separazione nelle sostanze dell’altro”.

UNA NUOVA RELAZIONE FA CESSARE IL MANTENIMENTO


Una nuova relazione fa cessare il mantenimento
Cassazione Civile VI sezione - 1 Sentenza n. 19345/2016 del 29 Settembre 2016

Massima : «l’instaurazione di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire meno il presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, cosicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso» … «la formazione di una famiglia di fatto, tutelata dall’art. 2 della Costituzione come formazione stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo, è espressione di una scelta esistenziale libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio del rapporto e, quindi, esclude ogni residua forma di solidarietà post-matrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile».

addebito-di-separazione-

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19345/2016 del 29/09/2016 (vedi link in fondo all’articolo) ha esaminato il caso di una donna di Latina, divorziata dal 2011 che dopo aver chiuso la relazione stabile nata successivamente al divorzio, pretendeva nuovamente dall’ex marito l’assegno di mantenimento.

I giudici della Suprema Corte di Cassazione però hanno chiarito che la nuova convivenza, ovvero la stabile relazione nata dopo il divorzio, ha chiuso definitivamente la questione mantenimento e, pertanto, non si può tornare indietro poichè vantando pretese che di fatto sono già decadute fin dall’inizio della nuova relazione stabile della donna.



Dunque, niente assegno di mantenimento e poco importa per gli ermellini se la nuova convivenza sia fallita poichè “la formazione di una famiglia di fatto si caratterizza per l’assunzione piena del rischio del rapporto e, quindi, esclude ogni residua forma di solidarietà post-matrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile“.

Con la suddetta sentenza Piazza Cavour ha quindi confermato l’orientamento affermato in precedenza (cfr. Cass. n. 6855/2015; 23411/2015 e 2466/2016) rigettando le richieste della ricorrente che, proprio a causa del venir meno di questa ultima convivenza, lamentava il fatto di non disporre dei mezzi adeguati per vivere non potendo più contare sul contributo del nuovo partner.

Afferma la Corte che “l’instaurazione di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale fa venire meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, cosicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso“.

La famiglia di fatto, si legge in sentenza, “è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e quindi esclude ogni residua solidarietà post-matrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi ormai definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile“.
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Divorzio, la Cassazione: “Niente alimenti se l’ex coniuge si è rifatto una famiglia”

Cassazione, sentenza 6855 del 3 aprile 2015

Se uno degli ex coniugi ha una nuova famiglia decade il diritto agli alimenti. La Corte di Cassazione con una sentenza rinnova un concetto già avanzato nel 2011, con la sentenza 17195: il subentrare di una famiglia di fatto fa cadere la necessità economica del mantenimento da parte dell’ex coniuge. E con il termine “famiglia” non è inteso unicamente il secondo matrimonio, ma anche la convivenza: “Il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale non può che venire meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorché di fatto”.

Nei casi in cui uno dei due ex coniugi si sia rifatto una famiglia, anche se è una convivenza solo di fatto e non è un secondo matrimonio in piena regola, il diritto all’assegno di mantenimento decade: lo ha stabilito la Cassazione – come scrive oggi La Stampa – in una sentenza in cui viene ribadito e precisato un concetto già fissato nel 2011. In quel caso, scrive il quotidiano, si stabiliva infatti che “siccome una famiglia di fatto è temporanea per definizione, allora anche la sospensione dell’assegno di mantenimento sarebbe stata temporanea e non definitiva, tantomeno automatica”.

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Con la sentenza 6855 del 3 aprile 2015, invece, la Cassazione “va oltre e riconosce molta più forza di un tempo alla famiglia di fatto”, che diventa stabile quando i conviventi elaborano “un progetto e un modello di vita in comune”. Magari con i figli. “Ecco, secondo la Cassazione – scrive il quotidiano – quella convivenza non è più una meteora” ed è questo “il nuovo caposaldo giuridico: se l’ex coniuge si ricostruisce una vita, anche se questa non passa nuovamente per un matrimonio, è da considerarsi come una nuova stabilità. E da questo punto di vista, la decadenza dell’assegno di mantenimento, pur clamorosa, può essere considerato un mero effetto collaterale”. La Stampa sottolinea che anche gli enti pensionistici stanno studiando come adeguarsi alla novità per i possibili impatti sulle pensioni di reversibilità: ciò nel caso in cui il coniuge sopravvissuto si ricostruisca una famiglia solo di fatto e non di diritto.

FONTE: Il Fatto Quotidiano

Il diritto all'assegno di divorzio non rivive se viene meno la convivenza more uxorio dell'avente diritto

Cass. civ., sez. I, sent., 3 aprile 2015, n. 6855

La famiglia di fatto è espressione di una scelta esistenziale libera e consapevole e, come tale, essa dovrebbe essere caratterizzata dalla assunzione piena del rischio legato alla possibilità del suo venir meno. Pertanto, la cessazione della convivenza more uxorio e, con essa, dell'apporto economico del partner, non fa risorgere il diritto all'assegno divorzile nei confronti dell'ex coniuge. Va per di piuÌ€ considerata la condizione di quest'ultimo, il quale, di fronte alla costituzione di una famiglia di fatto tra il proprio ex coniuge e un altro partner, necessariamente stabile e duratura, ha confidato nell'esonero definitivo da ogni obbligo.

FONTE: IL FAMILIARISTA

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