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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
27 Novembre 2020

Attenzione alle targhe automobilistiche clonate

Se si trattasse di una sola multa, sarebbe ipotizzabile un errore dell´agente che ha rilevato la targa, ma molti ricevono parecchie contravvenzioni (specialmente da Napoli) e in questo caso è chiaro che in quella città circola una macchina con una targa identica, ovviamente clonata, di cui c´è un fiorente commercio. Il disgraziato automobilista che è proprietario della macchina con la targa vera si trova in una situazione disperata. Ai sensi dell´articolo 386 del DPR n. 495/1992 può fare ricorso allo stesso Comando (di Vigili urbani, Carabinieri o Polizia) che ha emesso la contravvenzione, dichiarando che si tratta di "notificazione del verbale a soggetto estraneo" e chiedendone l´archiviazione. Ma, intanto, è da rilevare che nel verbale non c´è quasi mai l´indirizzo del Comando e per l´automobilista è una pena trovarlo. In teoria il Comando potrebbe accertare facilmente che si tratta di soggetto estraneo poiché nella "prima nota" sulla quale si rileva l´infrazione e si costruisce poi il verbale dovrebbe essere indicato sia il numero di targa sia il tipo di macchina e l´automobilista dovrebbe essere proprio sfortunato se, oltre alla targa, coincide anche il tipo di macchina. Ma nella prima nota gli agenti quasi mai indicano il tipo di macchina, anche perché i modelli sono ormai tantissimi (ce ne sono 1038 a benzina e 473 a gasolio, per le sole auto in produzione, senza contare quelle fuori produzione), nessuno è in grado di riconoscerli tutti e, spesso, l´infrazione viene rilevata a distanza o quando è buio. Da qui nasce la situazione disperata dell´automobilista innocente, che continua a ricevere le contravvenzioni.
Non essendo possibile il confronto del modello dell´auto con la relativa targa, il ricorso viene respinto, a meno che l´innocente multato non esibisca la prova documentale che in quel giorno e in quella tale ora non si trovava con la sua auto a Napoli, ma in altra parte d´Italia o del mondo. Quale potrebbe essere una prova documentale? Non si sa, ma, per esempio, non viene accettata una dichiarazione del datore di lavoro attestante che in quel giorno e in quella data ora l´interessato era venuto a lavorare con la propria macchina.
L´automobilista innocente, anziché ricorrere al Comando degli agenti, potrebbe impugnare direttamente la contravvenzione davanti al giudice di pace, che probabilmente gli crederebbe e gli darebbe ragione se portasse un testimone o anche una dichiarazione scritta del datore di lavoro. Ma anche in questo caso la situazione è, se possibile, ancora più disperata. Intanto c´è il famigerato articolo 25 del Codice di procedura civile che, in caso di una controversia fra il cittadino e la pubblica amministrazione, ha stabilito la competenza del foro della pubblica amministrazione. Quindi l´automobilista, anche se può stare in giudizio da solo, deve recarsi personalmente a Napoli (per esempio, da Bergamo) a presentare dapprima il ricorso e poi ritornare per altre tre o quattro udienze, perdendo giornate di lavoro e spendendo molto più dell´importo della contravvenzione. Ma il peggio è che dovrebbe fare tutti questi viaggi per ogni contravvenzione che gli arriva e quindi, imprecando, ognuno si rassegna a pagare.
A Napoli, intanto, c´è sempre un automobilista (anzi, qualche migliaio) che continua a circolare con una targa falsa e lo stesso succede in altre città. Delle contravvenzioni se ne infischia perché, come si è detto, arrivano all´automobilista con la targa vera e quindi non ha alcuna preoccupazione a passare con il rosso o a mettere la macchina in divieto di sosta. Se ne infischia anche di pagare il bollo auto, che non deve più essere né esposto sul parabrezza né richiesto dalle forze dell´ordine, dal momento che lo paga l´automobilista con la targa vera. Per l´assicurazione, espone un tagliando falso o di una compagnia inesistente, di cui c´è pure un fiorente commercio. Se ha un incidente, se ne va, mettendo di nuovo nei guai l´automobilista con la targa vera. In pratica, può circolare liberamente e beatamente ovunque, con l´unica preoccupazione di essere fermato per un controllo dalla Polizia. A questo punto potrebbe essere scoperta qualche irregolarità, per esempio nel libretto di circolazione o nel tagliando RCA. Si procede quindi al "fermo" amministrativo della macchina e l´automobilista riceve un verbale con il permesso di riportarla a casa e l´intimazione di non circolare più (ora la macchina non viene più sequestrata e portata in un deposito). In verità, continua a circolare tranquillamente, perché il "fermo amministrativo" riguarda la targa ed eventualmente è sempre l´automobilista innocente ad andare nei guai.
Quasi nessuno degli automobilisti con le targhe vere sa che le multe ricevute originano da identiche targhe false in circolazione, ma trattandosi di un reato potrebbero fare una denuncia penale contro ignoti alla Procura della Repubblica. Questa, se ha tempo, potrebbe aprire un´indagine incaricando la Polizia giudiziaria di andare a cercare le targhe false in città. Ammesso che ne trovino una, sequestrano la macchina, fermano il guidatore, che però non risulta proprietario del veicolo e dichiara che gli è stato prestato da un´altra persona, quindi non è perseguibile. Il vero proprietario risulta un nomade e, scavando con pazienti e lunghe indagini, si scopre che è proprietario di 200 o 300 macchine, tutte con targhe false. E´ un giro gestito dalla malavita, che vende clandestinamente le macchine clonate intestandole tutte al nomade, che viene pagato e che, essendo il proprietario, risulta il solo responsabile. Nessuna norma vieta di essere proprietario di 300 macchine, comunque il nomade vive in una roulotte, si sposta e non viene trovato, ma anche se viene arrestato la questione non si risolve (a parte che non va in galera), perché bisogna trovare e sequestrare le altre 299 macchine e il nomade non sa a chi sono state vendute. Quindi gli automobilisti con le targhe vere continuano a ricevere le contravvenzioni.
Di tutti questi imbrogli e delle conseguenze per i cittadini non si preoccupa nessuno, quanto meno per semplificare la procedura per i ricorsi contro le multe provenienti da un´altra città. Basterebbe stabilire la competenza del giudice di pace del luogo di residenza dell´automobilista. Ci si preoccupa invece di riformare il Codice della strada per inasprire le multe e assicurare ai Comuni più soldi da spartire. Ogni automobilista può solo pregare che la sua targa non venga clonata.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
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