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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
30 Settembre 2020

BOLLETTE

Il pagamento dei servizi di telefonia, gas, luce, acqua ed altri è spesso fonte di controversie tra utenti e fornitori a causa di addebiti non dovuti o per la scarsa trasparenza del servizio. In molti casi per risolvere un contenzioso è sufficiente conoscere la regolamentazione del settore ed essere indirizzati ai numerosi strumenti di soluzione alternative alle controversie.

Inoltre è bene sapere come operano le Autorità amministrative incaricate di sorvegliare il mercato ed in particolare l´Autorità per l´Energia e il Gas e l´Autorità per le Comunicazioni.

In questa sezione alcune utili indicazioni su leggi, regolamenti e strumenti di tutela, nonchè i riferimenti per contattare le Authority competenti.

IL GUAZZABUGLIO SULL´ACQUA


Il guazzabuglio sull´acqua
La questione dei distacchi e delle tariffe dell´acqua è da tempo al centro delle lamentele da parte di consumatori "arrabbiati" che si rivolgono alla nostra Unione in cerca di una soluzione.
Intanto i distacchi dovrebbero essere vietati perché una famiglia non ha alternative alla mancanza dell´acqua potabile, che è praticamente una tragedia. A ciò si aggiunga che, a parte gli errori dell´Acea pasticciona, spesso le famiglie sono incolpevoli perché in Italia la bolletta dell´acqua è ancora condominiale, ripartita secondo criteri discutibili come la superficie dell´appartamento o in parti uguali (solo raramente in modo più razionale, secondo il numero dei componenti della famiglia). Dipende dal regolamento condominiale e a volte questi criteri sono misti. Molte lamentele derivano poi da fatture esorbitanti, ma talvolta succede che si rompe la conduttura a valle del contatore, per cui l´acqua finisce sotto terra e arriva una bolletta stratosferica. Siccome non esiste ancora una Autorità dell´acqua, come per l´elettricità, il gas e le telecomunicazioni, non si sa ogni quanto devono essere letti i contatori, ogni azienda acquedottistica fa come gli pare, per cui l´utente non sa che c´è una perdita che gonfia smisuratamente la bolletta e ne nascono liti e rifiuti di pagare. In verità il DPR 29/4/1999 (in Gazzetta Ufficiale dell´1/6/1999) aveva previsto che la lettura deve essere effettuata almeno due volte l´anno, ma le aziende acquedottistiche fanno orecchie da mercante.
Per quanto riguarda le tariffe, dal 1 gennaio scorso sono state liberalizzate in base a una delibera del CIPE, ma sono una babele e, ancora una volta, le aziende acquedottistiche fanno quello che gli pare. Ancora si attende il decreto del Ministero dell´Ambiente previsto dall´art. 154 del decreto legislativo n. 152/2006 (Codice ambientale) che deve stabilire le componenti di costo per la determinazione delle tariffe dell´acqua, ora chiamate "tariffe del servizio idrico integrato", tanto per far capire agli utenti che con questo pomposo cambiamento del nome devono pagare di più. Mentre la delibera del CIPE n. 52/2001 ha introdotto la possibilità di un aumento astronomico della quota fissa, prima chiamata "nolo contatore" (c´è chi paga 20 euro al mese), le collegate tariffe di fognatura e depurazione, prima chiamate "tasse" (con il cambiamento del nome, che è sempre una fregatura per gli utenti, sono ora assoggettate all´IVA del 10%), sono state nel tempo oggetto di un guazzabuglio di norme e vengono addebitate illegalmente anche ove non c´è una rete di fognatura e tanto meno il depuratore. La vera e propria tariffa dell´acqua è, se possibile, un guazzabuglio ancora più intricato che dura da oltre mezzo secolo, ovvero da quando era di competenza del defunto Comitato interministeriale prezzi (CIP) e degli altrettanto defunti Comitati provinciali prezzi (CPP). Una lamentela perenne dei consumatori è la fatturazione di un consumo minimo dell´acqua. Le aziende acquedottistiche mandano bollette addebitando comunque un consumo minimo che va, secondo le zone, da 40 e fino addirittura a 200 metri cubi annui, indipendentemente dal fatto che sia stata consumata tale quantità di acqua e anche se l´utente non ha consumato nemmeno un litro. Chiaramente, la lamentela viene soprattutto da chi possiede residenze secondarie abitate per poco tempo l´anno o da utenti che vivono soli e consumano poca acqua.
La possibilità di fatturare un quantitativo minimo, anche se non consumato, era stata prevista dal provvedimento CIP n. 26/1975. Un motivo c´era e derivava dal fatto che l´acqua costava molto poco e con il ricavato non si potevano mandare in giro i letturisti a leggere i contatori e contabilizzare poi i consumi effettivi, con costi di personale e amministrativi tali da far saltare i bilanci delle aziende acquedottistiche comunali. Del resto, anche per l´utente il prezzo del quantitativo minimo era quasi un´inezia.
Le aziende furono leste ad inserire il quantitativo minimo nei contratti, che variava secondo le delibere dei vari Comitati provinciali prezzi (CPP), ma in genere era di 90 metri cubi l´anno, corrispondenti mediamente al bisogno di una persona sola. Con gli anni, poi, il prezzo dell´acqua aumentò e vi si aggiunsero la tassa di fognatura e quella di depurazione, pagate sempre sul quantitativo minimo anche da chi non lo consumava, per cui molti utenti cominciarono a essere scontenti.
Con il decreto legislativo n. 152/2006 (Codice ambientale) la situazione si è ingarbugliata ancora di più perché, come si è detto, fra gli altri adempimenti normativi deve ancora uscire un decreto ministeriale per stabilire non più la tariffa di riferimento, ma i "componenti di costo" ai fini della fissazione della tariffa. Anche questo cambiamento di nome prelude a qualcosa di spiacevole. Frattanto, con tutte queste giravolte normative nessuno è in grado di dire con precisione se il quantitativo minimo è ancora fatturabile.
Quel che si può affermare con certezza però è che ad andarci di mezzo è sempre la trasparenza e l´economicità del servizio, quindi in ultima analisi l´interesse del consumatore.

Autore: Unione Nazionale Consumatori

OCCORRE UN´AUTORITA´ DELL´ACQUA


Con le tariffe dell´acqua i Comuni continuano a fare i furbi, stante l´assenza di una Autorità dell´acqua che li faccia rigare dritti. Molti applicano ancora il "quantitativo minimo", cioè fanno pagare agli utenti una quantità minima di acqua, anche se non hanno consumato neanche un litro. Quantità minima per modo di dire, perché può arrivare fino a 180 metri cubi annui, quanta ne consuma normalmente una famiglia di tre persone. Bisogna ricordare che con la deliberazione 52/2001 il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha abolito il "minimo garantito" in attesa del trasferimento delle competenze all´ente gestore designato nell´Ambito territoriale ottimale, Ato".
Nessun Comune è esonerato dalla disapplicazione del minimo. Se le somme addebitate sono maggiori di quelle liquidabili in proporzione ai consumi effettivi (certificati dalle periodiche letture dei misuratori), si può citare il Comune davanti al giudice di pace.
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IL PARERE VERRA´ RECAPITATO, UNITAMENTE ALLA FATTURA, ALL´INDIRIZZO MAIL INDICATO DALL´ASSISTITO, ENTRO SETTE GIORNI LAVORATIVI DALLA RICEZIONE DELL´ACCREDITO DEL PAGAMENTO.

LO STUDIO LEGALE CARDELLA SI RISERVA, PER CONSULENZE DI PARTICOLARE COMPLESSITA´, DI CONTATTARE IL RICHIEDENTE.




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