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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
27 Settembre 2020

CASA CONIUGALE

La casa all’ex convivente con i figli anche se la coppia non è sposata

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La casa all’ex convivente con i figli anche se la coppia non è sposata
Pubblicato 15 settembre 2015 | Da Redazione cassazione 7
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 17971 dell’11 settembre 2015 ha chiarito che la casa abitata dai figli minorenni della coppia di fatto deve essere assegnata al genitore collocatario.
La Cassazione ha, pertanto, sancito che anche nelle convivenze more uxorio, allorquando la coppia abbia figli minori, la casa familiare è assegnata al genitore collocatario dei minori, anche se non è proprietario dell’immobile.

Precisano gli Ermellini che il convivente assegnatario «in virtù dell’affectio che costituisce il rapporto costituzionalmente protetto della relazione di convivenza è comunque detentore qualificato dell’immobile ed esercita un diritto che può essere paragonato a quello del comodatario, anche quando proprietario esclusivo è l’altro convivente».

Casa familiare: l'assegnazione è opponibile anche ai terzi che abbiano acquistato prima del provvedimento del Giudice

Il convivente è detentore qualificato dell´immobile ed esercita il diritto di godimento su di esso in posizione del tutto assimilabile al comodatario, anche quando proprietario esclusivo sia l´altro convivente, che assume quindi la posizione di comodante.

Il provvedimento di assegnazione, così come è opponibile al terzo comodante, è opponibile anche ove il comodante sia l´altro convivente, proprietario dell´immobile ed è irrilevante il fatto che l´originario proprietario dell´immobile sia terzo oppure componente della coppia.

Tali consolidati principi trovano applicazione anche nell´ipotesi in cui l´originario proprietario dell´immobile abbia trasferito la proprietà del bene medesimo, rimanendo immutato e senza soluzione di continuità il vincolo costituito dal comodato preesistente, giustificato da un doppio titolo detentivo: il primo costituito dalla convivenza di fatto con il proprietario dante causa, il secondo dalla destinazione dell´immobile a casa familiare, prima della alienazione a terzi, e dalla cristallizzazione di tale ulteriore vincolo mediante l´assegnazione della casa familiare.

Il genitore collocatario della prole può accedere alla tutela della revocatoria se la vendita ha avuto lo scopo di sottrarre una parte del patrimonio del debitore all´adempimento degli obblighi alimentari verso i propri familiari, qualora l´avente causa fosse a conoscenza della destinazione dell´immobile anche prima della consacrazione di tale destinazione dovuta al provvedimento di assegnazione a casa famigliare disposta dal giudice, per la cui opponibilità infranovennale, peraltro, non è necessaria la trascrizione.


FONTE: Il Familiarista

mmobile adibito a casa familiare: quando il comodante può chiedere la restituzione?

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 23 settembre – 3 dicembre 2015, n. 24618
Il caso. Due sorelle avevano concesso in comodato al fratello un immobile di loro proprietà senza determinazione di durata. Successivamente, con atto di transazione sottoscritto nel 2001, i fratelli avevano fissato una data di scadenza indicata in 15 anni. Nell’agosto del 2005, però, l’uomo aderiva alla richiesta delle donne di riavere la casa libera da persone e cose. Le sorelle, quindi, convenivano in giudizio la cognata e i figli per ottenere, previo accertamento dell’estinzione del precedente contratto di comodato, il rilascio dell’immobile e il risarcimento del danno per occupazione sine titolo.
La convenuta si difendeva sostenendo che il contratto risaliva agli anni ’70 ed era stato concesso verbalmente dai genitori del marito in ragione delle esigenze della famiglia. Inoltre, riteneva la volontà del coniuge di rilasciare l’immobile “dolosa e simulata” poiché determinata dalla loro separazione giudiziale e contestava il bisogno urgente e imprevisto delle attrici.
Il giudice di primo grado rigettava la domanda delle comodanti che, al contrario, trovava accoglimento in appello.

Il godimento concesso a tempo indeterminato continua anche dopo la crisi coniugale. Investita del ricorso presentato dall’ex moglie, la Cassazione accoglie il primo motivo dichiarando assorbiti gli altri. È principio della Corte che «ove il comodato di un bene immobile sia stato stipulato senza limiti di durata in favore di un nucleo familiare (nella specie: dal genitore di uno dei coniugi) già formato o in via di formazione si versa nell’ipotesi del comodato a tempo indeterminato, caratterizzato dalla non prevedibilità del momento in cui la destinazione del bene verrà a cessare». Per effetto della concorde volontà delle parti, infatti, si è impresso un vincolo di destinazione alle esigenze abitative della famiglia idoneo a conferire all’uso «il carattere implicito della durata del rapporto, anche oltre la crisi coniugale e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà, ad nutum, del comodante».

Il comodante può chiedere la restituzione se sopravviene un bisogno urgente e imprevisto. Tale principio è contemperato dalla facoltà del comodante ex art. 1809 comma 2 c.c. di chiedere la restituzione della cosa nell’ipotesi di sopravvenienza di un bisogno urgente e imprevisto «ancorché la sua destinazione sia quella di casa familiare». Resta ferma, in tal caso, «la necessità che il giudice eserciti con massima attenzione il controllo di proporzionalità e adeguatezza nel comparare le particolari esigenze di tutela della prole e il contrapposto bisogno del comodante».
Secondo i giudici di legittimità, la Corte d’appello ha erroneamente ritenuto risolto il contratto per mutuo consenso, giudicando sufficiente la volontà del comodatario senza considerare la situazione di separazione, il vincolo di destinazione dell’immobile e non effettuando le valutazioni necessarie a verificare la sussistenza del bisogno urgente e imprevisto delle comodanti, presupposto per la restituzione dell’immobile.


FONTE: Il Familiarista

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