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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
11 Dicembre 2019
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COMUNICATO N. 49

05-12-2014 19:07 - FALLIMENTO DEIULEMAR
COMITATO DEI CREDITORI
FALLIMENTO DEIULEMAR COMPAGNIA DI NAVIGAZIONE S.p.A
COMUNICATO N° 49
Relativamente al procedimento iscritto al n. 1352 Ruolo Generale dell´anno 2014, avente ad oggetto il RECLAMO avverso l´ordinanza emessa dal Giudice Monocratico del Tribunale di Torre Annunziata del 24.02.14 (proc. N. R.G. 2251/2013), proposto con ricorso depositato in data 11.03.2014, il Collegio giudicante dello stesso Tribunale sciolta la riservata di cui all´udienza del 05.11.14, emetteva la seguente ORDINANZA:
P. Q. M.
il Tribunale:
- conferma che il conto personale/professionale dell´avv. ???????? (n. ??????
acceso presso la Banca ?????? - filiale di ?????????) non è
più oggetto del presente provvedimento perché già escluso dal sequestro--
- conferma la cessazione della materia del contendere nei confronti della Esperia Trust
Company, trustee del Trust Gilupami, per avvenuto componimento stragiudiziale come
dichiarato dal ricorrente Fallimento--
- revoca il sequestro conservativo concesso con il decreto inaudita altera parte del
25.9.2013 (dott. Di Lorenzo), così come mantenuto dal provvedimento presidenziale del
16.9.2014 che sospendeva l´efficacia dell´ordinanza del 24.2.2014 (dott. Diana) con cui
veniva dichiara l´incompetenza in favore del Tribunale delle Imprese di Napoli. Per
l´effetto ordina l´immediata restituzione agli aventi diritto, di tutti i beni appresi in
esecuzione del predetto sequestro conservativo--
- conferma nel resto il decreto inaudita altera parte del 25.9.2013 e segnatamente conferma
il sequestro giudiziario così come ivi concesso--
- assegna gg. 60 dalla comunicazione per l´instaurazione del giudizio di merito--
- spese al definitivo.
Si comunichi.
Così deciso in Torre Annunziata, addì 26.11.2014
IL PRESIDENTE EST.
Relativamente alla non concessione del Sequestro conservativo, il Collegio così motivava:
Si è già dato conto del fatto che appare allo stato (e salvo miglior approfondito che sarà effettuato
nella fase di merito) è difficile ritenere il concorso dell´extraneus nei fatti di bancarotta
ipoteticamente addebitabili ai falliti (soprattutto laddove gli stessi sono rimasti del tutto estranei al
procedimento penale).
Ed anche laddove ci si dovesse limitare a profili civilistici di responsabilità dei soci-amministratori
della SDF, è del pari estremamente difficile (almeno allo stato) ipotizzare un concorso di soggetti
estranei alla gestione ed alla titolarità della SDF, dovendosi pervenire a dimostrare che essi non solo e non tanto siano stati coscienti del danno che andava arrecandosi ai creditori sociali, ma che si siano attivati adoperati nella causazione di quel danno e - soprattutto - che la loro condotta abbia arrecato danni ulteriori rispetto alla sottrazione dei beni che essi sono comunque chiamati a restituire (il parallelo va fatto con l´acquirente di un bene da parte dell´imprenditore in crisi. In caso di fallimento l´acquisto sarà se del caso assoggettato a revocatoria: ma il terzo è partecipe solo di quell´acquisto e oltre alla sottrazione di quel bene non si comprende quale danno ulteriore possa aver provocato ai creditori del fallito).
Relativamente alla concessione del sequestro giudiziario:
Per quel che concerne invece l´individuazione delle norme imperative cui il trust non può derogare
(pena la nullità), tralasciando qui l´ipotesi del contratto in frode alla legge (che non si individua nella
fattispecie), va verificato se i trust qui in esame corrispondano o meno ai requisiti minimi che sono
richiesti per il loro riconoscimento. All´uopo dall´1.1.1992 occorre far riferimento alla Convenzione dell´Aja dell´1.7.85 ratificata conL. 364/89.
Per tale normativa, come costantemente e pacificamente interpretata, l´effetto principale (ed
ineliminabile) di un Trust è la segregazione patrimoniale dei beni ivi conferiti, e ciò sia rispetto ai
creditori del disponente che rispetto a quelli del trustee.
Tale effetto non è rinunciabile in alcun modo e costituisce un requisito se non addirittura l´essenza
stessa di un trust (né è inficiato dalla possibilità, che deve essere minimale e ben delimitata, del
riconoscimento di alcune prerogative in capo al disponente). Pertanto, un trust che non abbia tale indispensabile requisito non solo è nullo, ma addirittura inesistente, costituendo quello che in gergo viene chiamato uno sham trust.
Orbene, nella fattispecie in esame, alla luce delle indagini della G.d.F. e della documentazione
esibita a corredo della richiesta di sequestro, appare evidente che tutti i trust resistenti non realizzano
tale effetto di segregazione, ma permangono sotto il controllo dei soci della fallita SDF, sia pure
mediato dai fittizi atti dispositivi/intestazioni effettuati dai vari disponenti, parenti stretti dei falliti.
Tale constatazione (anche se andrà ulteriormente approfondita nella fase di merito) appare
ulteriormente evidente alla luce delle seguenti considerazioni:
- i trust in questione vedono come disponenti persone in vario modo contigue (per lo più
parenti stretti) dei soci falliti e le indagini patrimoniali svolte sulle stesse evidenziano una
situazione patrimoniale di sostanziale impossidenza, tale da non giustificare in alcun
modo, il possesso delle rilevantissime attività economiche confluite nei trust;
- anche nell´ambito penale il Tribunale di Roma ha accertato che i trust qui resistenti sono
tutti riconducibili alle persone dei soci della SDF, motivando proprio in tal senso il
sequestro penale (che è stato in seguito revocato sulla base di presupposti diversi, fondati
in massima parte sulla costatazione dell´azione espletata dal Fallimento per ottenere il
sequestro in sede civile;
- per risolvere la situazione di crisi i soci della SDF hanno proposto concordato nel quale
mettevano a disposizione proprio i beni conferiti in trust, e ciò costituisce la riprova che di
quei beni essi conservavano la piena gestione ed avevano il potere di disporne come
meglio ritenuto opportuno.
Con il che appare evidente che il sequestro giudiziario concesso inaudita altera parte va
integralmente confermato (con le eccezioni dei beni per cui è cessata la materia del contendere per intervenuta transazione).
In riferimento alla Giurisdizione del Giudice italiano:
Il difetto di giurisdizione del giudice italiano è stato variamente eccepito ed è stato poi ritenuto dal
Tribunale delle Imprese, in composizione monocratica.
Tale conclusione (invero non ripresa dal Tribunale delle Imprese in sede di reclamo) non può
essere condivisa in alcun modo. Pertanto sussiste all´evidenza la giurisdizione italiana, a norma del Regolamento CE 44/2001(concernente la competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale).
Relativamente alla Competenza del Tribunale delle Imprese:
Tale decisione non può essere condivisa (come già ritenuto dal Tribunale delle Imprese in sede di
reclamo, sia pure quale obiter dictum).
Innanzitutto va evidenziato che per la SDF, non essendo società di capitali, non può sussistere
alcuna competenza del c.d. Tribunale delle Imprese....
Considerato la complessità delle materie affrontate dal su-indicato Collegio, si è ritenuto di allegare alcuni stralci della stessa Ordinanza, almeno sulle questioni che più direttamente interessano i tanti creditori e soprattutto i risparmiatori del fallimento Deiulemar s.p.a..
Allo stato, al di là delle differenze tecniche-giuridiche tra il sequestro giudiziario e conservativo, i beni già precedentemente oggetto dei due tipi di sequestro, restano sottoposti al primo, sino a sentenza del giudizio di merito da instaurare nei termini di cui al precedente PQM.
Torre del Greco, 05.12.2014
I componenti Il componente autorizzato ai comunicati
Formicola Lucia Avv. Antonio Cardella
Di Meglio Norberto
Avv. Antonio Amato
Il Presidente
Avv. Giuseppe Colapietro

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