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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
22 Settembre 2020
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CONFLITTI CONIUGALI : TRIBUNALE PER LA FAMIGLIA CERCASI!!!

15-01-2015 15:48 - ATTIVITA´ E CONVEGNI



Non è più tollerabile la prassi con la quale molti Presidenti di Tribunale (fortunatamente non tutti), in sede di comparizione personale dei coniugi, nei procedimenti relativi a divorzi giudiziali, si limitano a confermare i provvedimenti, riguardanti i coniugi e i figli, omologati o statuiti nel procedimento di separazione, anche in presenza di esplicite e giustificate diverse richieste delle parti in causa, rimettendo al nominato giudice istruttore ogni definitiva decisione in merito che, nella migliore delle ipotesi, non potrà avvenire prima di cinque-sei mesi o, addirittura, con l´emanazione della sentenza, ovvero dopo tre-quattro anni.
Le motivazioni sono sempre le stesse: "non è possibile, da una sommaria analisi, avere un quadro chiaro o, quantomeno, sufficiente delle rispettive posizioni".
La motivazione, condivisibile laddove la parte istante si limiti, pretestuosamente, a richiedere la revoca o la modifica delle condizioni, senza allegare il benché minimo supporto probatorio al ricorso o alla memoria difensiva, lascia molto perplessi allorquando la richiesta sia, invece, dettagliatamente articolata e provata sin dal deposito del ricorso e/o della prima memoria difensiva.
Una prassi, oramai consolidata in diversi tribunali, che, spesso, anziché dirimere i conflitti tra i coniugi, li acuisce ulteriormente, con conseguenze, talvolta, tragiche....

Spesso, infatti, tra il procedimento di separazione e quello di divorzio intercorrono molti anni, anche più di quelli previsti dalla legge (attualmente tre), nel corso dei quali possono sopraggiungere nuovi elementi (costituzioni di stabili famiglie di fatto, nascita di altri figli, perdita di attività lavorative, incrementi o decrementi di reddito significativi) che modificano in maniera radicale le posizioni dei coniugi.
Mutamenti che, di per sé, legittimano provvedimenti di modifica o, addirittura, di revoca dei provvedimenti in precedenza omologati o emanati, che, invece, vengono inopinatamente rinviati.
E´ pur vero che la L. 54/2006 sul c.d. affidamento condiviso ha introdotto l´art. 708, 4° comma c.p.c., che disciplina il reclamo avverso l´ordinanza presidenziale (peraltro formalmente riferita alla sola separazione ma applicata anche al divorzio), ma è altresì vero che tale novella non ha indicato la portata ed i limiti del potere istruttorio e decisorio del giudice del reclamo. La giurisprudenza delle corti d´appello fino ad ora edita, almeno quella meglio motivata e maggioritaria, tende però ad interpretare restrittivamente l´istituto in merito all´estensione della propria cognizione e dei limiti del proprio potere decisorio.
Si è così affermato che la cognizione della corte d´appello non potrà mai estendersi ad una critica libera dei provvedimenti impugnati, ma è finalizzata al solo scopo di rimuovere, al più presto, situazioni che appaiono, ad un sommario esame, macroscopicamente ingiuste, attraverso un sindacato documentale del provvedimento emanato dal presidente, per individuare la sussistenza di eventuali vizi di diritto e di merito.
Potere istruttorio che, invece, sia pure sommario, la l. 898/1970, art. 4, comma 5 e 6, attribuisce proprio al presidente del tribunale, stabilendo il termine entro cui il convenuto può depositare memoria difensiva e documenti (di solito dieci giorni prima dell´udienza), nonché l´obbligo di allegare al ricorso e alla prima memoria difensiva le ultime dichiarazioni dei redditi.
Ci si chiede, allora: perché, per esempio, anche nei casi in cui una delle parti, attenendosi ai menzionati obblighi e deducendo e provando, con documenti depositati con il ricorso o con la prima memoria difensiva, di aver subito un evidente peggioramento della propria posizione economica, dovuto ad un notevole decremento dei propri redditi di lavoro, accompagnato dalla costituzione di una nuova famiglia di fatto, con la nascita di altri figli, diversi presidenti di tribunale non prendono in considerazioni istanze di mutamento o revoca di precedenti mantenimenti, ritenendo di non poter decidere sulla scorta di una "sommaria" analisi delle rispettive posizioni?
A cosa serve, allora, il dettato dell´art. 155 c.c. sexies (spesso disatteso) che attribuisce al giudice, prima dell´emanazione dei provvedimenti provvisori (quindi anche al Presidente), il potere di assumere, ad istanza di parte o d´ufficio, mezzi di prova?
Molti presidenti asseriscono che tali accertamenti possono essere richiesti al giudice istruttore il quale, a seguito di essi, avrà un quadro più completo e dettagliato sulle rispettive posizioni delle parti in causa.
Vero, verissimo, ma questo deve valere per i provvedimenti definitivi che saranno emanati con la sentenza, non per quelli provvisori che, proprio perché sono tali, dovrebbero essere quanto più possibili "vicino" alla realtà dei fatti, perché caratterizzeranno, in positivo o negativo, la vita dei coniugi e, soprattutto, dei figli, fino alla emanazione della sentenza, ovvero per diversi anni!

La cosa più imbarazzante, poi, in tal caso, è rappresentata dall´assoluta "incertezza" del diritto; incertezza che provoca, come detto, disagi alle parti e a noi avvocati, dovuto alla difficoltà di far comprendere all´assistito il perché situazioni simili vengono giudicate in maniera differente tra diversi tribunali o, addirittura, tra diversi presidenti del medesimo tribunale!

L´auspicio è sempre lo stesso:
il diritto di famiglia non può più attendere. Urge l´immediata istituzione del Tribunale per la famiglia e la specializzazione per gli avvocati.
Unici rimedi in grado di assicurare tutela piena alle esigenze familiari e, in modo particolare, a quelle dei minori, quasi sempre "anello" debole di una catena che rischia di spezzarsi definitivamente.
Avv. Antonio Cardella

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