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27 Settembre 2020

Cani, gatti, treno e...buon senso

Le Ferrovie dello Stato, o meglio Trenitalia, hanno deciso di definire delle regole per il trasporto degli animali da affezione, indicando le dimensioni degli animali ed evidenziando anche eventuali problemi sanitari da prevenire, dedicando particolare attenzione alla potenziale infestazione degli animali con ectoparassiti ed al conseguente rischio di trasferirli negli scompartimenti. Probabilmente la preoccupazione è legata ad alcuni episodi di infestazione delle carrozze con parassiti vari che hanno aggredito i passeggeri.

Evidentemente si è ritenuto che gli unici a poter "contaminare" le carrozze sono gli animali viaggiatori, trascurando altri potenziali veicoli di trasmissione rappresentati dai viaggiatori con scarsa propensione all´igiene ed anche dai frequentatori notturni che utilizzano i treni in deposito come rifugio per dormire al riparo dalle intemperie. Molti di questi silenziosi ospiti alle volte sono accompagnati da cani sulle cui condizioni igieniche si possono avere molti dubbi.
Considerando comunque valida l´ipotesi che soltanto gli animali regolarmente viaggianti possano rappresentare un pericolo, vale la pena di esaminare la complessa procedura che ha portato alle definizione delle regole per il trasporto degli animali, indicate attualmente sul sito di Trenitalia. Dire "attualmente" è quanto meno opportuno in quanto nelle ultime settimane sono state presentate diverse versioni, non sempre concordi tra loro.

La prima versione, che ha sollevato un autentico vespaio, scontentava praticamente tutti in quanto di fatto limitava l´accesso a cani e gatti di piccole dimensioni (sei chili), imponendo anche una certificazione veterinaria sullo stato di buona salute degli animali. Veniva specificato che tale certificazione doveva essere stata fatta non oltre un mese prima dalla partenza.
Si deve quindi immaginare che i capotreni (cosi si chiamano adesso i controllori) fossero dotati di adeguata bilancia e probabilmente sarebbe stato necessario fissare una tolleranza. Cosa sarebbe altrimenti successo ai cani che avessero dovuto superare di 10-20 grammi i sei chili?. Probabilmente li avrebbero fatti scendere dal treno e come si fa per i pugili al peso prima degli incontri sarebbe stato necessario un sano "footing" per smaltire il peso in eccesso prima di risalire sul treno.

Molto interessante è l´aspetto della certificazione che probabilmente avrebbe dovuto attestare "sana e robusta costituzione fisica", imposta senza acquisire nessun parere da chi forse ci capisce qualcosa, ovvero i veterinari. Qualsiasi professionista sa bene che rilasciare una certificazione comporta non solo una accurata visita clinica, ma probabilmente anche degli esami di laboratorio con costi non indifferenti. Inoltre se si tratta di infestazioni, queste possono essere contratte (almeno in teoria) anche pochi minuti prima di salire sul treno; di conseguenza un mese prima non avrebbe alcun significato. A questo punto, se non fosse che nessun veterinario risulta sia stato interpellato, sorgerebbe legittimamente il sospetto di una subdola azione per risolvere almeno parzialmente la grave crisi occupazionale in atto, con l´allestimento di miniambulatori nelle stazioni per visitare gli animali partenti privi di certificazione.

Nel citato primo "proclama" era stato chiaramente indicato che il provvedimento derivava da un parere dell´Istituto Superiore di Sanità. Tale affermazione è stata peraltro ribadita nel corso di una trasmissione radiofonica da parte di un funzionario di Trenitalia che ha menzionato il Dipartimento di Malattie Infettive Parassitarie ed immunologiche dell´ISS quale autore del parere.
In realtà l´ISS non ha mai espresso alcun parere in merito all´intera vicenda e tanto meno sulla opportunità di una certificazione. Peraltro i compiti della gestione dei rischi, quale è appunto la certificazione veterinaria, sono di competenza ministeriale. L´equivoco è nato dalla presenza di un esperto dell´ISS in un gruppo di lavoro istituito dalle Ferrovie dello Stato che ha espresso un suo parere che è stato poi estrapolato dal contesto.
L´ISS ha comunque emanato un comunicato stampa visibile sul sito http://www.iss.it/ che chiarisce il suo ruolo.

Come citato Trenitalia, anche dietro la pressione dell´opinione pubblica, come si può vedere visitando il sito web, ha modificato il Regolamento consentendo di fatto l´accesso degli animali in quasi tutti i treni, senza richiedere certificazioni veterinarie. Adesso è previsto il trasporto gratuito per gli animali che possono viaggiare rinchiusi in gabbiette di dimensioni ben definite. Quelli più grandi invece debbono pagare il biglietto seppur scontato. Ci sarebbe molto da dire, ma ognuno può andare a leggere il Regolamento per capire che il vero problema non sembra più essere quello sanitario, ma quello di recuperare dei soldi.
Peraltro appare originale il costo delle multe che si quadruplica dal pagamento immediato a quello procrastinato nel tempo.
L´insegnamento che si può trarre da questa vicenda, che può essere utile anche in altre circostanze, è che le regole, prima di essere scritte dovrebbero essere profondamente meditate e, soprattutto, bisognerebbe avvalersi dei pareri di veri esperti e di non basarsi su sensazioni personali o su luoghi comuni; (in una trasmissione radiofonica un funzionario di Trenitalia ha detto che per il trasporto dei pesci non ci sono problemi perché c´è il detto "sano come un pesce").
Inoltre un po´ di buon senso non guasterebbe e probabilmente il problema del trasporto sarebbe stato risolto individuando uno o due scompartimenti nei treni in cui è possibile trasportare gli animali. In questo modo si sarebbero evitati i fastidi anche a quelle persone che non amano viaggiare accanto agli animali, e sono molte.
La saggezza però non sempre alberga nella mente di tutti.
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