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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
24 Luglio 2019

Clausole vessatorie: giudice nazionale può rilevarle d´ufficio anche in sede di esecuzione

20-12-2016 20:14 - SENTENZE IN EVIDENZA DIRITTO DEI CONSUMATORI
Corte di Giustizia UE, sez. I, sentenza 18/02/2016 n° C-49/14

La Prima Sezione della Corte di Giustizia dell´Unione Europea ha sancito un importante principio in tema di tutela del contraente più debole nei rapporti tra consumatori e professionisti, giungendo ad affermare che "La direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev´essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che non consente al giudice investito dell´esecuzione di un´ingiunzione di pagamento di valutare d´ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l´autorità investita della domanda d´ingiunzione di pagamento non sia competente a procedere a una simile valutazione".

La fattispecie sottoposta all´esame del Giudice Comunitario, promanante dall´ordinanza di rimessione di un Giudice spagnolo, riguardava la verifica circa l´eventuale presenza di clausole eccessivamente ed illecitamente sbilanciate a favore del professionista (nella specie una società finanziaria che aveva concesso un mutuo di scopo ad un privato, garantito da altri due persone fisiche, per l´acquisto di un´automobile); la Direttiva 93/13 citata detta prescrizioni volte alla protezione dei consumatori in occasione della stipulazione di accordi con i professionisti stabilendo, tra le altre cose, che le clausole vessatorie sono nulle in sé e sono financo in grado di provocare la nullità dell´intera pattuizione se questa, privata delle clausole illecite, non possa sopravvivere.

Si evidenzia che la vicenda approdata innanzi alla Corte di Giustizia non aveva visto l´intervento di un Giudice sino al momento in cui la società aveva chiesto l´esecuzione del decreto ingiuntivo, ottenuto dalla stessa a causa del mancato versamento di tutti gli importi pattuiti.

E´ opportuno segnalare su questo punto che, secondo l´ordinamento del paese iberico, a seguito di una riforma dell´ordinamento processuale civile entrata in vigore pochi anni orsono, la domanda della parte che chiede l´emanazione di un decreto per ingiunzione di pagamento nei confronti di un terzo, dal quale si voglia ottenere "il pagamento di un debito pecuniario certo, scaduto ed esigibile, di qualsiasi importo", viene vagliata da un Cancelliere (detto "Secretario Judicial") il quale rilascia il decreto a meno che, sulla base della documentazione presentata a corredo dell´istanza, non rilevi che l´importo richiesto non sia corretto o ritenga comunque opportuno sottoporre la questione al Giudice, il cui intervento è previsto altresì nell´ipotesi in cui il debitore proponga opposizione al decreto già emanato, opposizione da instaurarsi entro il breve termine di venti giorni.

In buona sostanza se il Cancelliere ritiene corretta la domanda formulata emette il provvedimento, il quale acquista efficacia di cosa giudicata ed è quindi suscettibile di dar luogo ad esecuzione forzata qualora, entro venti giorni dalla sua comunicazione al debitore, questi non adempia all´ordine ovvero non si opponga.

Orbene la controversia poi decisa dalla Corte di Giustizia dell´Unione Europea con la sentenza oggetto del presente commento era addivenuta al vaglio del Giudice interno solo in sede di esecuzione forzata. E, pertanto, solo in quel frangente ovverosia dopo aver potuto esaminare la documentazione di causa il Giudice aveva avuto modo di avvedersi che il contratto stipulato tra le parti presentava delle clausole che potevano apparire indebitamente ed eccessivamente sbilanciate a favore della società finanziaria, nel senso che erano state sottoscritte delle pattuizioni dal carattere potenzialmente vessatorio ai danni del privato ed aveva, per tale motivo, sospeso la procedura e concesso alle parti un termine per depositare delle memorie illustrative sul punto.

Lo stesso Giudice ha quindi rinviato la causa alla Corte sovranazionale, chiedendo se potesse considerarsi compatibile con i principi comunitari (con particolare riferimento a quello di effettività, volto ad impedire che sia reso impossibile o sommamente difficile l´esercizio dei diritti attribuiti ai consumatori dal diritto dell´Unione Europea), in quanto non sicuro che l´eventuale rilievo della vessatorietà delle clausole contrattuali potesse essere da lui dichiarata in sede di esecuzione, atteso che il provvedimento sulle cui fondamenta l´istante stava procedendo aveva già acquisito, come visto, autorità di cosa giudicata; occorre sottolineare all´uopo che la legge spagnola non contempla la possibilità, per il Giudice investito dell´esecuzione, di effettuare d´ufficio lo scrutinio afferente a quella questione, in quanto tale attività può essere esercitata solo dietro impulso della parte oppostasi al decreto.

Opposizione che, nella controversia che ha dato luogo al pronunciamento della Corte di Giustizia, non aveva avuto corso.

Aprendo una piccola parentesi comparativa con quanto accade nel nostro Paese il procedimento vigente in Spagna, come si può agevolmente intuire, si caratterizza per una spiccata peculiarità, soprattutto se paragonato con quello previsto dal nostro ordinamento nazionale allorchè si osservi che, come noto, in Italia il Giudice adito ha, seppure con cognizione sommaria, ampia facoltà di verificare sin da subito la correttezza, anche dal punto di vista sostanziale, della domanda monitoria avanzata, tanto è vero che gli è imposto di far ricorso al disposto dell´art. 640 c.p.c. (il quale testualmente recita quanto segue: "Rigetto della domanda. 1. Il giudice se ritiene insufficientemente giustificata la domanda, dispone che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente, invitandolo a provvedere alla prova. 2. Se il ricorrente non risponde all´invito o non ritira il ricorso oppure se la domanda non è accoglibile, il giudice la rigetta con decreto motivato. 3. Tale decreto non pregiudica la riproposizione della domanda, anche in via ordinaria") se ritiene che vi sia qualche dubbio in proposito.

Tornando al caso in esame l´adita Corte ha alfine sancito l´incompatibilità del sistema processuale spagnolo sopra illustrato con il principio di effettività: a tale risultato è giunta rimarcando che, qualora il controllo di un organo giurisdizionale possa essere esercitato, come accaduto nel caso di specie, solamente in sede di esecuzione del titolo esecutivo, in quell´occasione al Giudice è certamente attribuito il compito di accertare l´eventuale presenza di un comportamento scorretto posto in essere dal professionista ai danni della parte più debole ossia del consumatore.

La Corte di Giustizia ha dato risalto anche al fatto che, seppur sia incontestabile che la legge del paese iberico consente all´ingiunto di avvalersi della facoltà di proporre l´opposizione al decreto ingiuntivo, cosa che, analogamente a quanto avviene nel nostro ordinamento, dà luogo ad un correlato procedimento giurisdizionale, cionondimeno occorre tenere ben presente che, nella pratica quotidiana, frequentemente i consumatori sono, loro malgrado, costretti a subire le esecuzioni perché scoraggiati dal presentare l´opposizione in parola "a causa del termine particolarmente breve previsto a tal fine, ovvero poiché possono essere dissuasi dal difendersi tenuto conto delle spese che un´azione giudiziaria implicherebbe rispetto all´importo del debito contestato, oppure poiché ignorano o non intendono la portata dei loro diritti, o ancora in ragione del contenuto succinto della domanda d´ingiunzione introdotta dai professionisti e, pertanto, dell´incompletezza delle informazioni delle quali dispongono (v., in tal senso, sentenza Banco Español de Crédito, C 618/10, EU:C:2012:349, punto 54)".

Ciò detto, i Giudici sedenti nel Lussemburgo hanno censurato la normativa spagnola in ragione della sua lacuna, così come messa in luce dal Giudice rimettente: in una materia così delicata perché relativa a quei rapporti che, per la loro stessa natura, non sono caratterizzati, quantomeno nella generalità dei casi, da parità di condizioni tra le parti tanto da essersi meritati una legislazione tutelante la parte c.d. debole ossia i consumatori rispetto ai professionisti, è sembrato infatti illogico impedire che la valutazione circa la presunta illegittimità delle condizioni apposte al contratto che, non onorato, ha dato luogo alla formazione di un titolo esecutivo senza alcuna partecipazione di un Giudice, non possa essere oggetto di specifico esame da parte di quest´ultimo, indipendentemente sia dalla sollecitazione eventualmente pervenutagli tramite espressa istanza di parte sia dalla circostanza che il suo intervento nella vicenda sia confinato allo stadio terminale della stessa ovverosia allorquando il professionista agisca per ottenere l´esecuzione forzata del titolo.

Aggiungasi che, secondo la Corte di Giustizia, diversamente opinando verrebbe meno l´imprescindibile garanzia che ciascuno degli Stati membri si deve preoccupare di assicurare in ordine al pieno rispetto del principio di effettività surrichiamato essendo indubbio che, in siffatte evenienze, il consumatore potrebbe trovarsi del tutto privo della possibilità di far rilevare la vessatorietà delle clausole del contratto stipulato, tenuto conto anche delle oggettive difficoltà messe in risalto dalla Corte le quali sovente finiscono coll´inibire, di fatto, l´instaurazione del procedimento di opposizione.



Fonte: ALTALEX

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