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20 Settembre 2019

Credito al consumo: fra vendita e finanziamento c´è collegamento negoziale?

20-12-2016 17:38 - SENTENZE IN EVIDENZA DIRITTO DEI CONSUMATORI
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 27/09/2016 n° 19000

Di Marcella Ferrari Pubblicato il 09/11/2016


L´attore concludeva un contratto di compravendita avente ad oggetto un´autovettura acquistata stipulando un finanziamento con la banca. Successivamente agiva per ottenere la risoluzione per inadempimento a cagione della mancata consegna della macchina. Conseguentemente domandava, altresì, la risoluzione del contratto di finanziamento negozialmente collegato a quello di vendita. In primo ed in secondo grado era accolta la domanda di risoluzione avverso il venditore e non già quella nei confronti dell´istituto di credito. Veniva, allora, proposto ricorso in Cassazione.

Il credito al consumo trova la propria disciplina negli artt. 121 e ss del d. lgs. 1° settembre 1993 n. 385 (T.U.B.) e, per quanto attiene al recesso, nel d. lgs. 6 settembre 2005 n. 206 (Codice del Consumo). La normativa originaria ha subito importanti modifiche a seguito del recepimento della Direttiva 2008/48/Ce. Per contratto di credito al consumo si intende il contratto con cui un finanziatore concede o si impegna a concedere ad un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria.[1] Nella prassi commerciale, il suddetto negozio viene concluso contestualmente alla vendita di un bene (nel caso di specie un´auto) per consentire al compratore di finalizzare l´acquisto.

Secondo il ricorrente, il collegamento negoziale intercorrente tra i due contratti di cui sopra (vendita e finanziamento) è di natura legale e si evince dal testo normativo, così come già affermato in un precedente di legittimità (Corte Cass. sentenza 29 settembre 2014 n. 2047).
L´esistenza del collegamento negoziale rappresenta il fulcro della questione sottoposta allo scrutinio della Corte di Cassazione, in quanto la risoluzione di un contratto importerebbe anche quella dell´altro (simul stabunt, simul cadent). I contratti collegati, infatti, sono tali quando, per qualche ragione, uno di essi dipenda dall´altro e allorché sussista tra di loro un nesso di interdipendenza[2]; pertanto, il trattamento giuridico del primo è influenzato dalle vicende del secondo.[3] Il collegamento può essere "necessario" allorquando sia legalmente previsto, a prescindere, dunque, dalla volontà delle parti[4]; oppure è "volontario", in tal caso ci si trova di fronte a due negozi indipendenti ma programmati dalle parti come elementi della medesima operazione.[5]

I giudici di merito avevano negato il suddetto collegamento negoziale per la mancanza della clausola di esclusiva la cui presenza avrebbe reso applicabile tale connessione (art. 42 Codice del Consumo[6]). In virtù della prefata clausola, al finanziatore doveva essere concessa l´esclusiva per l´attribuzione di credito ai clienti del fornitore; unicamente nelle suddette ipotesi il consumatore avrebbe avuto titolo per agire contro il finanziatore nel caso di inadempimento del fornitore. Orbene tale articolo, secondo il decisum della Suprema Corte, va disapplicato in base alla direttiva comunitaria 87/102/CEE del 22 dicembre 1986 ed all´interpretazione fatta dalla Corte di Giustizia, con la sentenza del 23 aprile 2009, emessa nella causa C-509/07. «Secondo questa decisione, infatti, l´esistenza di una clausola di esclusiva tra fornitore del bene e finanziatore, non è presupposto necessario del diritto del consumatore di procedere contro il creditore in caso di inadempimento delle obbligazioni da parte del fornitore, al fine di ottenere la risoluzione del contratto di credito e la conseguente restituzione delle somme corrisposte al finanziatore». Il collegamento teleologico tra i due contratti, secondo il percorso argomentativo adottato dai supremi giudici, ha fonte legale e prescinde dall´esistenza di una clausola ad hoc inserita nel regolamento contrattuale. Invero, la questione sino ad oggi non era pacifica, ma si è così definita con la citata pronuncia del 2014 che ha segnato un vero e proprio revirement in materia di collegamento negoziale tra compravendita e credito al consumo. L´orientamento prevalente, infatti, era nel senso dell´autonomia funzionale dei due schemi contrattuali, essendo rimessa alla volontà delle parti la scelta di legare un contratto alle sorti dell´altro. A tal proposito, per configurare un collegamento negoziale non era sufficiente un nesso occasionale tra i contratti, ma si rendeva necessario un collegamento che dipendesse dalla genesi del rapporto; ovverosia dal fatto che un contratto trovasse la propria causa nell´altro. Occorreva porre mente all´intenzione dei contraenti ed alla loro volontà di coordinare i due contratti, instaurando tra gli stessi una connessione funzionale e teleologica, potendosi ritenere che le vicende di uno si ripercuotessero sull´altro. Ciò che rilevava, dunque, era l´unitarietà della funzione perseguita; in altre parole quando, nell´intenzione delle parti, ambedue i negozi miravano a realizzare un fine pratico unitario[7]. Anteriormente alla pronuncia che ha mutato orientamento, i giudici di legittimità consideravano il collegamento negoziale, come sopra descritto, una mera quaestio facti, desumibile ermeneuticamente dalla volontà dei paciscenti ed insindacabile in cassazione se esente da vizi logici.

In conclusione, la mancanza di una clausola di esclusiva è irrilevante ai fini del collegamento negoziale ed, in ragione di ciò, la Suprema Corte precisa che sussiste «tra i contratti di credito al consumo finalizzati all´acquisto di determinati beni o servizi ed i contratti di acquisto dei medesimi, un collegamento negoziale di fonte legale, che prescinde dalla sussistenza di una esclusiva del finanziatore per la concessione di credito ai clienti dei fornitori, demandando al giudice di individuare, in applicazione dei principi generali, gli effetti del collegamento negoziale istituito per legge tra il contratto di finanziamento e quello di vendita»[8]. In buona sostanza, il collegamento tra i due contratti viene considerato necessario, in quanto disposto direttamente dalla legge; pertanto, nel caso di inadempimento del venditore, il consumatore non è obbligato a restituire il finanziamento ottenuto per l´acquisto di un bene mai consegnato, giacché le sorti del contratto di vendita si ripercuotono su quelle del finanziamento.


Fonte: ALTALEX

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