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IMPORTANTE DECISIONE DELLA CASSAZIONE IN MERITO AL REATO DI STALKING: bastano due sole condotte per integrare il reato

03-01-2014 18:29 - ATTIVITA´
Con la sentenza n. 45648 del 14/11/2013, la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha fissato alcuni principi in materia di "stalking" ossia il reato di cui all´art. 612 bis c.p., per il quale "è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l´incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita".


Per la Suprema Corte, infatti, non è condivisibile la tesi per cui il concetto di reiterazione presupporrebbe una serialità di comportamenti: tale conclusione non si riscontra neppure nei progetti di legge riguardanti l´introduzione del reato di atti persecutori, ove si parla soprattutto di reiterazione della condotta, senza riferimento nè all´arco temporale in cui tale reiterazione deve svilupparsi, nè ad un concetto numerico delle azioni illegali.

Ciò che la Corte ritiene elemento imprescindibile per l´integrarsi della fattispecie è che la condotta incriminata (di minaccia o molestia) abbia indotto nella vittima un grave stato di ansia e di paura o di timore per la propria incolumità, e l´abbia costretta a modificare le proprie abitudini di vita; pertanto, verificandosi tale pregiudizio nella psiche della vittima, anche due sole condotte sono sufficienti a concretizzare quella reiterazione cui la norma subordina la configurazione della materialità del fatto.

In altri termini, chiarisce la Corte, "una condotta che fosse circoscritta ad una serie di atti di disturbo, non seguita dall´evento-danno sulla persona non integrerebbe la fattispecie, così come non la integrerebbe una condotta tale da provocare un senso di paura o di stress non preceduto o caratterizzato da una ripetitività dell´azione. Quel che è da escludere è l´equivalenza del concetto di reiterazione con la serialità: nè la definizione concettuale di reato abituale data dalla dottrina e dalla giurisprudenza di questa Corte alla espressione "atti persecutori" vale ad escludere che due sole condotte di identica natura siano bastevoli per la configurabilità del reato."

Fonte: AMI - ASSOCIAZIONE AVVOCATI MATRIMONIALISTI ITALIANI

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