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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
21 Maggio 2019
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Alcune delle nostre vittorie giudiziarie

Ente Autonomo Volturno (ex Circumvesuviana) e Consorzio Unico Campania condannati in solido per mancata partenza treno 16-12-2016 19:09 - NEWS CONSUMATORI
Ente Autonomo Volturno (ex Circumvesuviana) e Consorzio Unico Campania condannati in solido per mancata partenza treno
16-12-2016 19:09 - NEWS CONSUMATORI

Il Giudice di Pace di Torre Annunziata ha condannato l´Ente Autonomo Volturno ed il Consorzio Unico Campania, in solido, al pagamento, in favore di alcune famiglie torresi, di una somma.....pari alla restituzione del costo dei biglietti, oltre al danno esistenziale pari ad € 500,00 e alle spese di giudizio, per mancata partenza del treno.
Il fatto risale al 2013, allorquando dette famiglie acquistarono dei biglietti del treno per trascorrere una giornata di relax a Sorrento. Dopo aver atteso invano l´arrivo del treno, gli addetti alla biglietteria comunicarono la soppressione dei treni giornalieri, rifiutando la restituzione del costo del biglietto ai passeggeri.
Sul posto intervennero i Carabinieri di Torre del Greco, allertati da alcuni passeggeri, i quali verbalizzarono i fatti accaduti.
Le famiglie torresi, assistite dall´avv. Antonio Cardella, citarono in giudizio i suddetti enti, chiedendo la restituzione del costo dei biglietti e il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento danni esistenziali.
Gli enti convenuti, rappresentati in giudizio dai rispettivi legali, contestarono la domanda degli attori.
Con la sentenza 7222/16 il Giudice di Pace di Torre del Greco ha accolto la domanda attorea, statuendo la condanna degli enti, come sopra quantificata.
Torre del Greco, 16/12/2016
POSTE ITALIANE CONDANNATA DAL TRIBUNALE DI TORRE ANNUNZIATA PER MANCATA RESTITUZIONE DELLA PROVVISTA NECESSARIA ALLA EMISSIONE DI VAGLIA POSTALI
Il Tribunale di Torre Annunziata, con sentenza n° 1633/2015 del 21/9/2015, ha condannato Poste Italiane s.p.a. al pagamento, in favore di D.D ed altri, nella qualità di eredi di M.A., della somma di ¤ 23.300, oltre interessi legali, nonchè risarcimento ex art. 96 comma 3 c.p.c. e spese legali per oltre 4.000 euro.
IL FATTO
Una famiglia torrese, nella qualità di eredi di M.A., assistita dall'Avv. Antonio Cardella, chiede alle Poste Italiane s.p.a. la restituzione della provvista (capitali), pari ad ¤ 23.300,00, costituita per l'emissione di n° 4 vaglia postali, richiesta da M.A. prima del decesso, e non riscossi dal beneficiario.
Le Poste Italiane negano tale restituzione, eccependo la prescrizione del credito, ai sensi dell'art. 6 comma 3 d.p.r. 144/2001, e la mancata presentazione del titolo originale.
A questo punto alla "famiglia torrese", assistita dall'avv. Antonio Cardella, non resta altra scelta che quella di citare in giudizio le Poste Italiane innanzi al Tribunale di Torre Annunziata. Le argomentazioni e la documentazione dedotte e prodotte in giudizio dall'Avv. Cardella sono tali da convincere il Giudice ad autorizzare la discussione orale della causa e ad emettere la sentenza con estrema celerità (giudizio durato meno di un anno).
Orbene, a seguito della discussione, il Tribunale di Torre Annunziata, con la sentenza in oggetto, depositata in data 21/9/2015, respingendo totalmente le eccezioni e difese prospettate dai legali di Poste Italiane, costituitasi in giudizio, ha accolto la tesi argomentata dall'avv. Cardella, condannando Poste Italiane al pagamento, in favore della famiglia torrese, dell'importo di ¤ 23.300,00, a titolo di restituzione dei capitali impiegati dalla de cuius M.A., prima del decesso, per l'emissione di numero 4 vaglia postali, non riscossi dal beneficiario.
Nella fattispecie, M.A., prima del decesso, richiedeva alla Poste Italiane l'emissione di 4 vaglia postali, tutti intestati a D.D., per l'importo complessivo di ¤ 23.300,00.
Tali vaglia, però, non venivano mai consegnati al beneficiario D.D., rimanendo in custodia della stessa emittente per oltre tre anni, fino a quando, a seguito del decesso di essa M.A., gli eredi li rinvenivano tra gli effetti personali di M.A.
A questo punto, presentati all'incasso, non venivano pagati da Poste Italiane che ne eccepiva la prescrizione.
La tesi difensiva delle Poste, però, contestata dall'avv. Cardella, non è stata ritenuta degna di accoglimento da parte del Tribunale Oplontino che, con la sentenza in oggetto, ha così argomentato:
"......omissis......Gli attori hanno agito nella qualità di eredi di M.A., producendo, a sostegno di tale allegazione, il certificato di morte della de cuius e copia della denunzia di successione presentata nel giugno 2014; la convenuta nulla ha contestato in proposto, avendo incentrato la propria difesa esclusivamente sulla estinzione e sulla inesigibilità del credito azionato.
Può pertanto ritenersi provata la qualità di eredi degli attori, avendo essi allegato l’avvenuta morte della de cuius e la loro successione mortis causa nella titolarità del credito, a seguito dell’accettazione dell’eredità loro devoluta, precisando di essere figli (i primi tre) e nipote (la quarta) della de cuius, e tali precise allegazioni non sono state contestate specificamente dalla convenuta, per cui, ai sensi dell’art. 115 comma 1 c.p.c., deve ritenersi adempiuto l’onere probatorio incombente sugli attori.
In diritto, giova osservare che il servizio di trasferimento fondi mediante vaglia postali è disciplinato principalmente dagli artt. 5 e 6 del d.p.r. 14 marzo 2001, n. 144 (regolamento recante le norme sui servizi di Bancoposta).
In particolare: ai sensi dell’art. 6 comma 1 d.p.r. 144/2001, il trasferimento della somma di denaro mediante vaglia postale si perfeziona con la consegna del vaglia postale al beneficiario; ai sensi del terzo comma di tale art. 6, il credito incorporato nel vaglia postale si prescriva il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di emissione; infine, in base al quarto comma del medesimo art. 6, ai vaglia postali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni applicabili all’assegno circolare.
I vaglia postali oggetto di causa sono state emessi il 20-11-2009, il 28-5-2010 ed il 23- 9-2010, per cui è indubbio che alle date, rispettivamente, del 31-12-2011 e del 31-12- 2012, i rispettivi crediti incorporati nei singoli vaglia postale si sono prescritti.

Per cui la richiesta del 20-8-2014 del beneficiario di incassare le somme, successiva a tali date, legittimamente era stata respinta dall’intermediario.
Per contro, la richiesta formulata il 16-10-2014 dagli eredi della emittente mediante l'avvocato Cardella - ivi compreso il beneficiario, che però aveva formulato la richiesta unitamente agli altri coeredi in tale comune veste di erede - e poi riproposta in questa sede, non è di ottenere il pagamento del credito incorporato nel titolo ormai prescritto ma il rimborso della somma di denaro che costituisce la provvista originariamente versata all’intermediario per promuovere l’attivazione del servizio di trasferimento fondi.
E non vi è dubbio che la prescrizione in questo caso non è maturata.
Invero, mentre la prescrizione eccepita dall’intermediario riguarda il titolo o, meglio ancora, il diritto di credito incorporato nel suddetto titolo, la quale può essere legittimamente opposta nei confronti del beneficiario del titolo, il medesimo termine di
prescrizione non vale, tuttavia, nei confronti del soggetto che agisce per il rimborso nella veste di richiedente l’emissione del vaglia. In tal caso, infatti, va applicato il termine ordinario di prescrizione dell’azione di arricchimento (decennale), di cui all’art. 2946 c.c..
Difatti, una volta accertato che il servizio trasferimento fondi mediante vaglia postale non sia andato a buon fine, non essendo stato pagato e non essendo più pagabile il credito incorporato nel vaglia postale, rimane del tutto priva di giustificazione l’appropriazione, da parte dell’intermediario, della somma di denaro originariamente versata per approntare la provvista necessaria a realizzare il servizio.
Privo di alcuna giustificazione, quindi, si presenta il rifiuto, che l’intermediario ha opposto nel caso di specie, alla richiesta degli attori di ritirare la provvista originariamente versata dalla emittente de cuius.
Neppure è fondata l’eccezione della convenuta relativa alla mancata restituzione del titolo da parte del beneficiario, quale condizione alla quale è subordinato il rimborso in favore del mittente in caso di mancata consegna o ritiro da parte del beneficiario, ai sensi dell’art. 6 (e 9) delle condizioni di servizio vigenti all’epoca della transazione, norma sostanzialmente analoga a quella di cui all’art. 49, co. 9, del d.lgs. 231/2007, secondo il quale “Il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario o mezzo equivalente, intestato a terzi ed emesso con la clausola di non trasferibilità, può chiedere il ritiro della provvista previa restituzione del titolo all'emittente”. Infatti, gli attori, nel richiedere il rimborso dei titoli, avevano proceduto alla restituzione dei vaglia, per come risulta dalla nota dell’intermediario del 20-10-2014, inviata all'avv. Cardella, con la quale aveva rifiutato il rimborso e restituito i titoli in questione".

Sulla scorta di tali motivazioni, Poste Italiane s.p.a è stata condannata al pagamento, in favore di D.D ed altri, nella qualità di eredi di M.A., della somma di ¤ 23.300, oltre interessi legali, nonchè risarcimento ex art. 96 comma 3 c.p.c. e spese legali per oltre 4.000 euro.
ANCORA UNA CONDANNA PER ILLECITO COMPORTAMENTO
Una famiglia torrese, titolare di un contratto "TIM EXCLUSIVE ESTATE", stipulato con la Telecom Italia s.p.a., che prevedeva la speciale offerta di acquisto di un telefonino mobile, con pagamento rateale in 24 mesi e con una penale di € 400,00 per un eventuale recesso, richiedeva ed otteneva la disattivazione del servizio dalla Telecom Italia.
Tuttavia, a fronte di tale disattivazione, il gestore telefonico addebitava alla famiglia torrese l´importo di € 400,00, a titolo di corrispettivo per il recesso anticipato, nonchè gli importi corrispondenti alle rimanenti rate mensili.
Un sopruso mal digerito dalla famiglia torrese che, assistita dall´avv. Antonio Cardella, ricorreva innanzi al Giudice di Pace di Torre del Greco per sentir dichiarare l´illegittimità dell´addebito, la restituzione degli importi versati, la condanna al risarcimento del danno morale / esistenziale e la condanna alle spese processuali.
La convenuta società si costituiva in giudizio e, tra l´altro, a mezzo dei suoi legali, deduceva la infondatezza della richiesta, la legittimità del suo comportamento e, pertanto, chiedeva la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Dopo l´istruttoria e il deposito di documentazione, condanna esemplare dal parte del Giudice di Pace di Torre del Greco che, con la sentenza n. 1844/14, ha rilevato l´illegittimo comportamento tenuto dalla convenuta società, per aver arbitrariamente addebitato all´utente il corrispettivo di €. 400,00 per il recesso anticipato dal contratto, in dispregio a quanto previsto dal Codice del Consumo e dall´art. 3 della Legge n. 40/2007 che prescrive che "anche i contratti per adesione, stipulati con operatori di telefonia, devono prevedere la facoltà del contraente-utente di recedere dal contratto senza vincoli temporali e senza spese non giustificate da costi dell´operatore, per cui le clausole difformi devono ritenersi nulle".
Appare chiaro, prosegue il Giudice, da quanto innanzi detto, che essa società convenuta, nell´addebitare sulla carta SI dell´istante, ingiustificatamente, il corrispettivo di € 400,00, ha ricavato un illecito arricchimento, ragione per la quale......condanna Telecom Italia s.p.a. al pagamento della somma di €......., oltre interessi, a titolo di ripetizione d´indebito e ad €........quale risarcimento del danno morale e/o esistenziale, a favore di A.L. Condanna, inoltre, la medesima società convenuta al pagamento delle spese processuali in complessivi €.....


Fonte: Avv. Antonio Cardella
27/6/2014 Tribunale di Torre del Greco: esemplare sentenza di condanna nei confronti di SKY per nullità della clausola penale
Con atto di citazione, Sky Italia s.r.l. conveniva innanzi al Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Torre del Greco, il sig. P. B. per ivi sentir accertare e dichiarare la violazione della clausola n. 5 del contratto Sky Italia s.r.l. relativo alle modalità di fruizione del servizio e, per l’effetto, condannare il convenuto al pagamento della penale contrattuale di euro 6.960,00, oltre interessi e con vittoria di spese.
Nel merito, Sky Italia s.r.l. accusava il P.B. , abbonato ai servizi televisivi della società in oggetto, di aver violato la clausola n. 5 del relativo contratto, ovvero di aver utilizzato la smart card, acquistata per uso domestico, in un locale commerciale (ristorante) ad uso pubblico, per la visione di una partita di calcio. Per tale violazione, a dire della società SKY, vi era l'applicazione di una sanzione pari ad euro 6.960,00, oltre alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da € 2.582,00 a 15.493,00, per violazione della legge sul Diritto d'Autore.

Il P. B., ricevuta la notifica dell'atto di citazione, decideva di costituirsi in giudizio.
Rappresentato e difeso dall'Avv. Antonio Cardella, contestava sia la descrizione dei fatti prospettata dalla società Sky, carente e non veritiera, sia l'applicazione della penale per la nullità della clausola medesima in quanto vessatoria.
Espletata e chiusa l'istruttoria, la causa veniva discussa e riservata in decisione.
Con la sentenza in oggetto, come innanzi evidenziato, il Tribunale di Torre del Greco ha accolto in pieno le argomentazioni difensive dedotte e discusse dall'avv. Cardella e, per l'effetto, con esemplare provvedimento, ha condannato SKY s.r.l al pagamento delle spese e competenze di causa per circa 4.000,00.

CLUB MED CONDANNATO DALLA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI
Torre del Greco, 18.06.2012: UNC

Esemplare sentenza della Corte di Appello di Napoli che, riformando interamente la sentenza emessa in data 23.07.2007 dal Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Torre del Greco, ha condannato il Club Méditerranée al pagamento in favore di F.C. dell´importo di € 14.600,00, oltre interessi legali e spese processuali quantificate in € 5.000,00 circa per i due gradi di giudizio.
Il fatto:
nell´agosto del 2001 i coniugi F.C e A.L. si recano presso il villaggio turistico Club Med di Mataponto, per trascorrere, unitamente alle figlie minori, una vacanza di quindici giorni.
Durante il soggiorno, la piccola F.C., figlia degli istanti, all´epoca dei fatti appena undicenne, viene affidata agli istruttori del club per l´attività di pattinaggio, reclamizzata dal villaggio e riportata nel depliant illustrativo.
Dopo pochi minuti, però, i genitori vengono raggiunti telefonicamente dal personale del villaggio poichè la piccola F.C., nel praticare la predetta attività, cadeva al suolo, riportando la frattura di un braccio.
Dopo mesi di trattative, l´ufficio legale del Club comunica di essere intenzionato a risarcire unicamente le spese mediche, quantificate in poche centinaia di euro, non ritenendosi responsabile dell´incidente.
I genitori, allora, citano il club med innanzi al Tribunale di Torre Annunziata e dopo circa cinque anni di causa, nel corso dei quali vengono escussi diversi testimoni ed espletata una ctu medica, il Giudice, non ritenendo sussistere responsabilità in capo al villaggio turistico, rigetta la domanda proposta e condanna i genitori al pagamento delle spese processuali.
F.C., ritenendo assurda la sentenza, difeso dall´avvocato Antonio Cardella dell´Unione Nazionale Consumatori, ricorre alla Corte di Appello di Napoli, chiedendo la totale riforma della decisione del Tribunale di Torre del Greco.
Orbene, dopo altri sei anni di causa, in data 29.04.2012 la Corte d´Appello di Napoli accoglie il ricorso e cosi provvede:
in riforma dell´impugnata sentenza dichiara la responsabilità contrattuale del Club Med per l´incidente occorso alla piccola F.C. durante l´attività di pattinaggio presso il Villaggio e per l´effetto condanna l´appellato Club Mediterranee al pagamento in favore dei genitori della somma di € 14.600,00, oltre interessi per circa 3.500,00, nonchè alle spese processuali del doppio grado di giudizio, pari a circa 5.000,00 euro.
TELECOM CONDANNATA DAL TRIBUNALE DI TORRE DEL GRECO
TELECOM ITALIA CONDANNATA

Il Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Torre del Greco, con sentenza depositata in data 21.01.2012, ha accolto la domanda di una consumatrice torrese, L.B., difesa dall´avv. Antonio Cardella dell´Unione Nazionale Consumatori, condannando la Telecom Italia al pagamento della somma di € 875,00, oltre le spese del giudizio quantificate in € 2.100,00.
La vicenda risale a qualche anno fa, quando L.B. aveva stipulato con Telecom Italia un contratto ADSL ALICE FREE senza, però, ricevere l´attivazione del servizio.
La consumatrice, pertanto, dopo diverse segnalazioni, aveva deciso di rivolgersi a noi per richiedere il risarcimento del danno.
Risarcimento che è stato riconosciuto alla consumatrice torrese, nella misura di € 875,00, con condanna della società al pagamento delle spese legali.
ENEL ENERGIA CONDANNATA PER ADDEBITI ILLEGITTIMI
Esemplare sentenza del Giudice di Pace di Torre del Greco, dottoressa Rita Iannone, che con il provvedimento in oggetto (n. 394/2010) ha accolto la richiesta di un utente torrese, P.G., rappresentato e difeso dall´avv. Antonio Cardella, per illegittimi addebiti di consumo energia.
Dalla documentazione prodotta agli atti, infatti, è emerso che P.G. ha usufruito di energia elettrica fornita da Enel Distribuzione Servizio Elettrico fino al mese di febbraio 2009, periodo in cui ha ricevuto fatture per € 1.039,00 emesse da Enel Energia Mercato Libero, utilizzatrice degli stessi simboli in fattura di Enel Distribuzione, tale da trarre in inganno l´utente che, pertanto, ha provveduto al doppio pagamento.
La condotta è stata ritenuta lesiva dei diritti dei consumatori alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali (art. 1175 c.c. e 33 Codice del Consumo) e sanzionata dal Giudice di Pace che, con il provvedimento in oggetto, ha condannato Enel Energia al pagamento, in favore di P.G., della somma di € 1.039,00, oltre al pagamento delle spese processuali quantificate in € 930.00.
Marzo 2010.
DURA CONDANNA PER IL COMUNE DI TORRE DEL GRECO PER DANNI ALL´EX SEDE DEI VIGILI URBANI
Con la sentenza n. 24/2010, il Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Torre del Greco, ha accolto la domanda di risarcimento avanzata dai prorpietari dell´edificio adibito a sede dei Vigili Urbani contro il Comune di Torre del Greco.
I proprietari, infatti, tutti rappresentati e difesi dall´Avv. Antonio Cardella, hanno citato in giudizio il Comune di Torre del Greco, per ottenere il risarcimento di tutti i danni provocati all´ex sede dei Vigili Urbani di via Comizi, locata, appunto, al Comune di Torre del Greco.
Gli immobili in oggetto all´atto della cessazione del rapporto di locazione sono stati consegnati ai proprietari in condizioni pietose e con diverse modifiche strutturali, apportate senza autorizzazione alcuna.
L´avv. Cardella, quindi, ricevuto il mandato dai proprietari, ha convenuto in giudizio l´ente comunale che è stato condannato al risarcimento, in favore dei proprietari, della considerevole somma di 159.183,00 euro, oltre alle spese del procedimento.
Ennesimo successo, quindi, dell´Unione Nazionale Cosumatori, rappresentata, come sempre, dall´avv. Antonio Cardella.

Luglio 2010
PRODOTTI DIFETTOSI
Con sentenza n. 2042/2009 il Giudice di Pace di Torre del Greco ha accolto la domanda di un consumatore torrese, M.S. avanzata nei confronti del Centro Tim 4G Retail.
Il consumatore in data 09.11.2008 aveva acquistato, presso il centro in oggetto, un telefonino marca Nokia, modello E 71, al prezzo di € 369,00, per farne dono alla propria fidanzata. Tale telefonino, però, all´atto dell´avvio, presentava dei difetti di conformità poichè le immagini video apparivano poco chiare, deformate e con evidenti linee orizzontali. Il difetto veniva prontamente segnalato al commerciante che, però, non provvedeva a porre rimedio, secondo quanto sancito dagli articoli 129 e 130 del Codice del Consumo.
M.S., pertanto, difeso dall´avv. Antonio Cardella, dell´Unione Nazionale Consumatori di Torre del Greco, citava in giudizio il Centro Tim, chiedendo la condanna del medesimo alla restituzione del prezzo pagato, nonchè delle spese del giudizio.
Con la sentenza in oggetto il Giudice di Pace, accogliendo in pieno le richieste formulate dall´avv. Antonio Cardella, ha condannato il rivenditore al pagamento, in favore di M.S., dell´importo di € 369,00, oltre interessi, nonchè al pagamento delle spese processuali quantificate in € 800,00.
Torre del Greco, 23.12.2009
MIRABILANDIA CONDANNATA A RISARCIRE 9 TURISTI
MIRABILANDIA CONDANNATA A RISARCIRE 9 CONSUMATORI DI TORRE DEL GRECO

Con una sentenza depositata in data 31.12.2007, il Giudice di Pace di Torre del Greco ha accolto la richiesta di 9 consumatori di Torre del Greco che nell´aprile del 2006 si erano recati al Parco Divertimenti di Mirabilandia.
I consumatori in oggetto, difesi dall´Avv. Antonio Cardella, responsabile dell´Unione Nazionale Consumatori - Torre del Greco, lamentavano di aver prima pagato il biglietto per l´ingresso nel parco e, subito dopo aver varcato l´ingresso stesso, di aver avuto la sgradita sorpresa di leggere cartelli, apposti ad ogni singola attrazione, che annunziavano tempi di attesa che andavano dai 60 ai 90 minuti.
Con la causa in oggetto è stata denunziata, ed accolta dal Giudice, la violazione dell´art 2 del Codice del Consumo, relativo al diritto alla sicurezza e qualità dei prodotti e dei servizi, alla adeguta informazione ed alla correttaa pubblicità, riconosciuta agli utenti.
Il cartello di avviso dei tempi di attesa, infatti, deve essere posto all´ingresoo del parco, ovvero nei pressi della biglietteria, in modo tale da consentire all´utente di venire a conoscenza dei disagi in oggetto prima di pagare il biglietto e, consequentemente, decidere liberamente di entrare o meno.
Con la sentenza in oggetto il Giudice di Pace ha condannato il convenuto Parco Divertimenti a risarcire ai malcapitati circa 700,00 euro, oltre al pagamento delle spese legali.
Decisione importantissi,a commenta l´Avv. Antonio Cardella, che sancisce un principio fondamentale: il consumatore deve essere correttamente informato.

Data pubblicazione: lunedì 14 gennaio 2008
DIFETTI DI CONFORMITA´, CONDANNATA UNA CONCESSIONARIA AUTO NAPOLETANA
Con la sentenza n. 1259/07, il Giudice di Pace di Torre del Greco ha condannato una nota concessionaria auto napoletana, N.M., per non aver ottemperato a quanto prescritto dall´art. 130 del Codice del Consumo, in merito ai rimedi da mettere in atto per i difetti di conformità riscontrati sui beni acquistati.
Il consumatore torrese, R.C., difeso dall´avv. Antonio Cardella, in data 08.07.2005 aveva acquistato, presso la concessionaria in oggetto, l´autovettura Audi 3. Subito dopo l´acquisto, l´autovettura presentava evidenti difetti di conformità, tanto che la guida risultava poco sicura e tendente a sbandare sul margine destro della carreggiata.
Il consumatore provvedeva a denunziare immediatamente il difetto, senza, però, ottenere alcun riscontro positivo, nonostante i numerosi interventi effettuati.
R.C., quindi, difeso dall´avv. Antonio Cardella, citava in giudizio la concessionaria; giudizio conclusosi con la sentenza in oggetto, con la quale il Giudice di Pace di Torre del Greco ha condannato la concessionaria al pagamento, in favore di R.C., della somma di € 220,00, oltre alle spese del procedimento.
Giugno 2007
FASTWEB CONDANNATA PER LE SPESE DI SPEDIZIONE
Con la sentenza n. 726/2007 Il Giudice di Pace di Torre del Greco ha accolto la richiesta di un utente torrese, A.F., difeso dall´avv. Antonio Cardella dell´Unione Nazionale Consumatori, relativa alla restituzione delle spese di spedizione delle bollette telefoniche, illegittimamente addebitate all´utente per tutta la durata del rapporto.
Il Giudice di Pace ha così condannato la Fasteweb, costituitasi in giudizio, alla restituzione delle somme indebitamente incamerate, nonchè al pagamento delle spese del giudizio.
Torre del Greco, aprile 2007
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