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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
27 Settembre 2020
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La competenza spetta al giudice ordinario (e non al tribunale per i minorenni) per i provvedimenti de potestate (ex art. 330 e 333 c.c.) richiesti dopo l´introduzione della causa di separazione o divorzio

17-03-2015 09:45 - ATTIVITA´ E CONVEGNI
Cass. civ. sez. VI, ordinanza del 26 gennaio 2015, n. 1349
- Presidente S. Di Palma -
La competenza spetta al giudice ordinario (e non al tribunale
per i minorenni) per i provvedimenti de potestate
(ex art. 330 e 333 c.c.) richiesti dopo l´introduzione
della causa di separazione o divorzio

Il nuovo testo dell´art. 38 delle disp. att. c.c. ha generato non pochi problemi interpretativi in ordine alla vexata questio del riparto di competenze tra il giudice ordinario e giudice specializzato.
Dopo gli iniziali commenti immediatamente successivi all´entrata in vigore della nuova disposizione normativa, che già profilavano alcuni contrasti interpretativi, e le prime pronunce applicative dei giudici di merito, il caso è arrivato nuovamente al vaglio della S. C. in tema di regolamento di competenza.
L´art. 38 delle disp. att. c.c. innanzitutto individua, nel primo comma, quali siano in via generale i procedimenti funzionalmente devoluti alla competenza del T.M.: al primo comma, primo periodo, attribuisce in via generale, al tribunale per i minorenni la competenza per i provvedimenti previsti dagli artt. 330 e 333 c.c..
In deroga a tale attribuzione di competenza, quando sia in corso un giudizio di separazione, divorzio o un giudizio ai sensi dell´art. 316 c.c., anche in pendenza dei termini per le impugnazioni e nelle altre fasi di quiescenza, fino al passaggio in giudicato, la competenza in ordine alle azioni dirette ad ottenere provvedimenti limitativi od ablativi della responsabilità genitoriale, proposte successivamente e richieste con unico atto introduttivo dalle parti (così determinandosi un´ipotesi di connessione oggettiva e soggettiva) deve attribuirsi al giudice del conflitto familiare (tribunale ordinario e Corte d´appello). E dunque, nel caso sia stato proposto appello e sia pendente il termine per l´impugnazione rientrano nella competenza della corte d´Appello le azioni per la limitazione della responsabilità genitoriale, proposte, dopo l´instaurazione di un giudizio di separazione e di divorzio.
In verità, nella vicenda non era in discussione l´interpretazione dell´art. 38 disp. att.c,.c. in tema di rapporti tra tribunale per i minorenni e tribunale ordinario in pendenza di giudizio di separazione, ma il fatto che la madre di due minori, quando il processo di separazione si trovava in fase di appello, aveva chiesto al tribunale e non alla Corte d´appello provvedimenti de potestate. Il tribunale di Pistoia ha ritenuto che essendo ormai la causa pendente davanti alla Corte d´appello era lì che il ricorso andava depositato e si è dichiarato incompetente.
Sia il tribunale di Pistoia che la Corte d´appello di Firenze hanno quindi dato per presupposto che in pendenza della separazione la competenza è pacificamente del giudice ordinario e non del tribunale per i minorenni. E la Corte di cassazione ha confermato questo principio.
Il fatto che il PM non sia parte del procedimento di separazione e divorzio non esclude la competenza del tribunale ordinario, essendo sufficiente che nel giudizio sull´affidamento e nell´azione ex artt. 330 e/o 333 c.c., siano parti i genitori, potendo gli uffici del pubblico ministero porre in atto meccanismi di raccordo e trasmissione degli atti del tutto legittimi.


Fonte: Questioni di Diritto di Famiglia

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