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20 Settembre 2020
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La "convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati per le soluzioni consensuali di separazione personale", di cui all´art. 6 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132:

03-03-2015 11:32 - ATTIVITA´
La "convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati per le soluzioni consensuali di separazione personale", di cui all´art. 6 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132: profili fiscali
Come noto, il decreto legge 12 settembre 2014 n. 132, convertito nella legge 10 novembre 2014 n. 162, ha introdotto, all´art. 6, la possibilità di addivenire a separazione personale, a determinate condizioni, senza adire il Tribunale, bensì mediante una convenzione assistita da almeno un avvocato per parte, vale a dire con la sottoscrizione di un atto che, benchè soggetto comunque al vaglio dell´autorità, non per questo perde la sua natura di atto privato negoziale.
Al contempo, è prassi ormai alquanto diffusa nell´ambito degli accordi economici che i coniugi prevedono come condizione della separazione - prassi ammessa dalla Magistratura - quella di sostituire l´assegno periodico di mantenimento con il trasferimento una tantum di una proprietà immobiliare.
Ci si chiede pertanto, in primo luogo e preliminarmente, se esistano impedimenti a che tali trasferimenti siano previsti - con piena validità ed efficacia - anche dalle convenzioni di negoziazione in esame e, nell´affermativa, quale sarà il regime fiscale che l´Agenzia delle Entrate riserverà a tali trasferimenti, atteso che né il citato decreto né la legge di conversione hanno disposto alcunchè sul punto.
Quanto al primo quesito, l´ultimo periodo dell´art. 6 richiama - invero un po´ troppo genericamente - le "certificazioni di cui all´art. 5".
L´art. 5, a sua volta, prevede due tipi di certificazioni, la prima, quella di cui al comma 2, necessaria; la seconda, quella di cui al comma 3, soltanto eventuale.
Quella che ci interessa è la seconda. Il predetto comma 3, infatti, imponendo l´autenticazione delle sottoscrizioni delle parti a ministero di "un pubblico ufficiale a ciò autorizzato" quando le stesse compiano "uno degli atti soggetti a trascrizione", implicitamente - ma inevitabilmente - ammette che, nell´ambito della convenzione disciplinata dall´art. 2 del decreto legge, le stesse possa prevedere dei trasferimenti immobiliari.
Va da sè, dunque, che il richiamo effettuato dall´art. 6, privo di limitazioni o eccezioni, implica necessariamente che tale facoltà è concessa alle parti anche nell´ambito delle convenzioni di negoziazione assistita, volte a regolare la separazione personale dei coniugi.
Quanto invece al regime fiscale di tali operazioni - oggetto del presente contributo -, ci si domanda, più nel dettaglio, se l´esenzione di cui all´art. 19 della legge 6 marzo 1987 n. 74, come estesa dalla Corte Costituzionale alla procedura di separazione personale ex artt. 150 e ss. c.c. (1), sia applicabile anche alle operazioni immobiliari poste in essere dai coniugi mediante le convenzioni in esame.
Si crede che la risposta debba essere affermativa, per le seguenti ragioni.
La norma di riferimento - il citato art. 19 della legge n. 74/1987 -, laddove dispone che "tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio" ... "sono esenti dall´imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa", è ben lungi dal circoscrivere l´esenzione a procedimenti che si concludano necessariamente con provvedimenti giudiziali. Depongono a favore di tale conclusione non

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soltanto, infatti, l´uso di sostantivi generici come "atto" e, ancor più, "documento", ma anche l´omissione di qualsivoglia specifica menzione di provvedimenti del Giudice quali la sentenza o l´omologa.
Conformi a tale conclusione sono anche le scelte lessicali e semantiche della stessa Agenzia, la quale con la Circolare n. 2E del 21 febbraio 2014 ha chiarito, riferendosi all´esenzione in esame, che "tali disposizioni di favore si riferiscono a tutti gli atti, documenti e provvedimenti che i coniugi pongono in essere nell´intento di regolare i rapporti giuridici ed economici ´relativi´ al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso". L´Agenzia, dunque, oltre a riportare il dato testuale che contempla, oltre ai "provvedimenti", anche gli "atti" e i "documenti", contempla espressamente anche la possibilità che gli stessi siano "posti in essere" dai coniugi, ovvero che questi, e non il Giudice, ne siano autori.
In ogni caso, il comma 3 dell´art. 6 del decreto legge n. 132/2014 prevede espressamente che "l´accordo raggiunto a seguito della convenzione produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono, nei casi di cui al comma 1, i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio", con ciò equiparando l´accordo ai predetti provvedimenti.
Da un esame incrociato degli interventi interpretativi dell´Agenzia, della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, si evince un evidente orientamento dell´ordinamento volto a garantire l´esenzione di qualsiasi operazione immobiliare che, trovando causa (in senso tecnico-giuridico), o comunque "origine", nella necessità di riorganizzare l´assetto patrimoniale familiare a seguito di separazione o divorzio, si sottrae alla tradizionale area di applicazione del concetto di "onerosità".
Sul punto, basti rammentare:
- i già citati interventi della Corte Costituzionale, volti ad estendere l´esenzione alle operazioni effettuate in occasione dei procedimenti di separazione (2);
- la sentenza 2-15 aprile 1992 n. 176, con la quale la Corte Costituzionale, dichiarando l´illegittimità costituzionale dell´art. 19 "nella parte in cui non comprende nell´esenzione dal tributo anche le iscrizioni di ipoteca effettuate a garanzia delle obbligazioni assunte dal coniuge nel giudizio di separazione", ha esteso l´esenzione ad istituti che non comportano il trasferimento o la costituzione di diritti reali, ma che comunque costituiscono strumento idoneo a garantire l´adempimento delle obbligazioni assunte in sede di riassetto del patrimonio familiare;
- la Circolare dell´Agenzia delle Entrate n. 18E del 29 maggio 2013, la quale ha affermato che "l´esenzione recata dal citato articolo 19 della legge n. 74 del 1987 è, quindi, applicabile agli accordi di natura patrimoniale non soltanto direttamente riferibili ai coniugi (quali gli accordi che contengono il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni mobili ed immobili all´uno o all´altro coniuge - cfr. Cass. 17 febbraio 2001, n. 2347) ma anche ad accordi aventi ad oggetto disposizioni negoziali in favore dei figli", così estendendo l´esenzione anche ad operazioni compiute in favore di soggetti che addirittura non sono parte in senso tecnico del procedimento, ma che sono evidentemente interessati dal riassetto del patrimonio familiare. Sotto il profilo dell´idoneità della normativa a raggiungere in concreto gli scopi per i quali è dettata, l´assoggettamento ad imposta delle operazioni prospettate - che in molti casi potrebbe ammontare a diverse migliaia di euro - costituirebbe infine grave impedimento all´attuazione del nuovo istituto ed al raggiungimento dello scopo dallo stesso perseguito, ovvero la
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"degiurisdizionalizzazione", ovvero ancora l´alleggerimento del carico giudiziario attraverso la "privatizzazione" di alcuni procedimenti.
Va da sè, infatti, che se la scelta di non adire l´autorità giudiziaria dovesse porre a carico dei coniugi quei costi che i procedimenti tradizionali consentono di evitare, nessuno sarà disposto a servirsene, con conseguente impossibilità di smaltire il carico giudiziario ed inutilità concreta dell´istituto per suo mancato utilizzo.
Pende dinnanzi all´Agenzia delle Entrate di Bologna, sul punto, apposito interpello, il cui esito ormai imminente ci dirà se la conclusione che qui si propone sarà condivisa dall´Agenzia.

Fonte: Questioni di Diritto di Famiglia

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