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Avv. ANTONIO CARDELLA Via Cimaglia, 112 Tel/Fax 081 8491273 80059 Torre del Greco (NA) ESPERTO IN DIRITTO DI FAMIGLIA E DEI CONSUMATORI
26 Novembre 2020

POSTE ITALIANE

POSTE ITALIANE CONDANNATA DAL TRIBUNALE DI TORRE ANNUNZIATA PER MANCATA RESTITUZIONE DELLA PROVVISTA NECESSARIA ALLA EMISSIONE DI VAGLIA POSTALI

Il Tribunale di Torre Annunziata, con sentenza n° 1633/2015 del 21/9/2015, ha condannato Poste Italiane s.p.a. al pagamento, in favore di D.D ed altri, nella qualità di eredi di M.A., della somma di ¤ 23.300, oltre interessi legali, nonchè risarcimento ex art. 96 comma 3 c.p.c. e spese legali per oltre 4.000 euro.
IL FATTO
Una famiglia torrese, nella qualità di eredi di M.A., assistita dall'Avv. Antonio Cardella, chiede alle Poste Italiane s.p.a. la restituzione della provvista (capitali), pari ad ¤ 23.300,00, costituita per l'emissione di n° 4 vaglia postali, richiesta da M.A. prima del decesso, e non riscossi dal beneficiario.
Le Poste Italiane negano tale restituzione, eccependo la prescrizione del credito, ai sensi dell'art. 6 comma 3 d.p.r. 144/2001, e la mancata presentazione del titolo originale.
A questo punto alla "famiglia torrese", assistita dall'avv. Antonio Cardella, non resta altra scelta che quella di citare in giudizio le Poste Italiane innanzi al Tribunale di Torre Annunziata. Le argomentazioni e la documentazione dedotte e prodotte in giudizio dall'Avv. Cardella sono tali da convincere il Giudice ad autorizzare la discussione orale della causa e ad emettere la sentenza con estrema celerità (giudizio durato meno di un anno).
Orbene, a seguito della discussione, il Tribunale di Torre Annunziata, con la sentenza in oggetto, depositata in data 21/9/2015, respingendo totalmente le eccezioni e difese prospettate dai legali di Poste Italiane, costituitasi in giudizio, ha accolto la tesi argomentata dall'avv. Cardella, condannando Poste Italiane al pagamento, in favore della famiglia torrese, dell'importo di ¤ 23.300,00, a titolo di restituzione dei capitali impiegati dalla de cuius M.A., prima del decesso, per l'emissione di numero 4 vaglia postali, non riscossi dal beneficiario.
Nella fattispecie, M.A., prima del decesso, richiedeva alla Poste Italiane l'emissione di 4 vaglia postali, tutti intestati a D.D., per l'importo complessivo di ¤ 23.300,00.
Tali vaglia, però, non venivano mai consegnati al beneficiario D.D., rimanendo in custodia della stessa emittente per oltre tre anni, fino a quando, a seguito del decesso di essa M.A., gli eredi li rinvenivano tra gli effetti personali di M.A.
A questo punto, presentati all'incasso, non venivano pagati da Poste Italiane che ne eccepiva la prescrizione.
La tesi difensiva delle Poste, però, contestata dall'avv. Cardella, non è stata ritenuta degna di accoglimento da parte del Tribunale Oplontino che, con la sentenza in oggetto, ha così argomentato:
"......omissis......Gli attori hanno agito nella qualità di eredi di M.A., producendo, a sostegno di tale allegazione, il certificato di morte della de cuius e copia della denunzia di successione presentata nel giugno 2014; la convenuta nulla ha contestato in proposto, avendo incentrato la propria difesa esclusivamente sulla estinzione e sulla inesigibilità del credito azionato.
Può pertanto ritenersi provata la qualità di eredi degli attori, avendo essi allegato l’avvenuta morte della de cuius e la loro successione mortis causa nella titolarità del credito, a seguito dell’accettazione dell’eredità loro devoluta, precisando di essere figli (i primi tre) e nipote (la quarta) della de cuius, e tali precise allegazioni non sono state contestate specificamente dalla convenuta, per cui, ai sensi dell’art. 115 comma 1 c.p.c., deve ritenersi adempiuto l’onere probatorio incombente sugli attori.
In diritto, giova osservare che il servizio di trasferimento fondi mediante vaglia postali è disciplinato principalmente dagli artt. 5 e 6 del d.p.r. 14 marzo 2001, n. 144 (regolamento recante le norme sui servizi di Bancoposta).
In particolare: ai sensi dell’art. 6 comma 1 d.p.r. 144/2001, il trasferimento della somma di denaro mediante vaglia postale si perfeziona con la consegna del vaglia postale al beneficiario; ai sensi del terzo comma di tale art. 6, il credito incorporato nel vaglia postale si prescriva il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di emissione; infine, in base al quarto comma del medesimo art. 6, ai vaglia postali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni applicabili all’assegno circolare.
I vaglia postali oggetto di causa sono state emessi il 20-11-2009, il 28-5-2010 ed il 23- 9-2010, per cui è indubbio che alle date, rispettivamente, del 31-12-2011 e del 31-12- 2012, i rispettivi crediti incorporati nei singoli vaglia postale si sono prescritti.

Per cui la richiesta del 20-8-2014 del beneficiario di incassare le somme, successiva a tali date, legittimamente era stata respinta dall’intermediario.
Per contro, la richiesta formulata il 16-10-2014 dagli eredi della emittente mediante l'avvocato Cardella - ivi compreso il beneficiario, che però aveva formulato la richiesta unitamente agli altri coeredi in tale comune veste di erede - e poi riproposta in questa sede, non è di ottenere il pagamento del credito incorporato nel titolo ormai prescritto ma il rimborso della somma di denaro che costituisce la provvista originariamente versata all’intermediario per promuovere l’attivazione del servizio di trasferimento fondi.
E non vi è dubbio che la prescrizione in questo caso non è maturata.
Invero, mentre la prescrizione eccepita dall’intermediario riguarda il titolo o, meglio ancora, il diritto di credito incorporato nel suddetto titolo, la quale può essere legittimamente opposta nei confronti del beneficiario del titolo, il medesimo termine di
prescrizione non vale, tuttavia, nei confronti del soggetto che agisce per il rimborso nella veste di richiedente l’emissione del vaglia. In tal caso, infatti, va applicato il termine ordinario di prescrizione dell’azione di arricchimento (decennale), di cui all’art. 2946 c.c..
Difatti, una volta accertato che il servizio trasferimento fondi mediante vaglia postale non sia andato a buon fine, non essendo stato pagato e non essendo più pagabile il credito incorporato nel vaglia postale, rimane del tutto priva di giustificazione l’appropriazione, da parte dell’intermediario, della somma di denaro originariamente versata per approntare la provvista necessaria a realizzare il servizio.
Privo di alcuna giustificazione, quindi, si presenta il rifiuto, che l’intermediario ha opposto nel caso di specie, alla richiesta degli attori di ritirare la provvista originariamente versata dalla emittente de cuius.
Neppure è fondata l’eccezione della convenuta relativa alla mancata restituzione del titolo da parte del beneficiario, quale condizione alla quale è subordinato il rimborso in favore del mittente in caso di mancata consegna o ritiro da parte del beneficiario, ai sensi dell’art. 6 (e 9) delle condizioni di servizio vigenti all’epoca della transazione, norma sostanzialmente analoga a quella di cui all’art. 49, co. 9, del d.lgs. 231/2007, secondo il quale “Il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario o mezzo equivalente, intestato a terzi ed emesso con la clausola di non trasferibilità, può chiedere il ritiro della provvista previa restituzione del titolo all'emittente”. Infatti, gli attori, nel richiedere il rimborso dei titoli, avevano proceduto alla restituzione dei vaglia, per come risulta dalla nota dell’intermediario del 20-10-2014, inviata all'avv. Cardella, con la quale aveva rifiutato il rimborso e restituito i titoli in questione".

Sulla scorta di tali motivazioni, Poste Italiane s.p.a è stata condannata al pagamento, in favore di D.D ed altri, nella qualità di eredi di M.A., della somma di ¤ 23.300, oltre interessi legali, nonchè risarcimento ex art. 96 comma 3 c.p.c. e spese legali per oltre 4.000 euro.
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