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SEPARAZIONI E DIVORZI CONSENSUALI ALLA FRANCESE

25-04-2014 18:56 - ATTIVITA´
Separazioni e divorzi consensuali «alla francese»: senza passare davanti al giudice. È senza precedenti la misura annunciata ieri alla Camera dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che potrebbe prendere corpo «nell´immediato», nell´ambito di una riforma del processo civile mirata a sveltirlo, abbattendo l´arretrato. Nell´audizione sulle linee programmatiche del suo governo, il Guardasigilli l´ha annoverata tra «la riduzione del contenzioso civile attraverso la possibilità del trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti dinanzi all´autorità giudiziaria» e «la promozione, in sede stragiudiziale, di procedure alternative».
Ma di cosa si tratta? Orlando l´ha anticipata così: «Vogliamo introdurre la procedura di negoziazione assistita da un avvocato, rifacendoci all´esperienza francese: una procedura cogestita dagli avvocati delle parti e volta, con il loro apporto professionale, al raggiungimento di un accordo conciliativo che, da un lato, eviti il giudizio e, dall´altro, consenta la rapida formazione di un titolo esecutivo». «Questo istituto — ha specificato Orlando — si potrà poi valorizzare fortemente con riguardo alle separazioni e ai divorzi consensuali, prevedendo che l´accordo dei coniugi assistiti dagli avvocati superi la necessità dell´intervento giurisdizionale». Insomma una procedura «fast» da applicare con un unico limite: «I casi di presenza di figli minori o portatori di grave handicap». In passato si era ipotizzato più volte di ridurre i tempi delle separazioni e dei divorzi. L´ultimo progetto bipartisan di Alessandra Moretti (Pd) e Luca D´Alessandro (Fi), prevedeva di abbattere i tempi del divorzio a un anno. Ma tutte le riforme prevedevano la presenza di un giudice. Il provvedimento potrebbe arrivare a breve con un disegno di legge, o addirittura per decreto, perché lo smaltimento dell´arretrato civile è stato inserito dal Guardasigilli tra le quattro emergenze da affrontare subito «per bonificare il campo». Ancor prima di porre mano a una riforma organica della giustizia che dovrebbe arrivare a giugno e che potrebbe prevedere interventi anche sul Consiglio superiore della magistratura. «È opportuna una riflessione sul sistema elettorale del Csm, per assicurare la sua piena neutralità e impermeabilità rispetto a interessi di parte e logiche di carattere corporativo», ha detto Orlando precisando di aver raccolto «la sollecitazione del vicepresidente del Csm Michele Vietti». Nell´ambito di una riforma mirata ad armonizzare l´ordinamento delle magistrature, con l´ipotesi di introdurre un sistema disciplinare unitario.
Ora però, ha spiegato Orlando, occorre fronteggiare le emergenze. Il sovraffollamento delle carceri, da combattere entro il termine di fine maggio imposto dalla Corte di Strasburgo (si pensa ad alternative alla detenzione, sviluppo degli istituti per le detenute madri, convenzioni con le Regioni per i tossicodipendenti ed edilizia carceraria, più un «correttivo normativo» per chi si è rivolto a Strasburgo). La riorganizzazione del personale amministrativo, che ha carenze anche del 45%. La lotta alla criminalità organizzata da inasprire introducendo con un ddl apposito pene più severe, misure patrimoniali e una legge sull´autoriciclaggio. E, appunto, la riforma della giustizia civile, che ha detto il ministro, «è pronta». Misure che saranno accompagnate dall´avvio al 30 giugno del processo telematico. Un piano da attuare sentendo tutti i soggetti interessati, avvocati e magistrati in primis. Una dichiarazione di intenti che ha raccolto il placet dell´avvocatura. Ma, ha precisato il ministro, «resta fermo che il momento della decisione non può essere ostaggio delle pressioni corporative».



RIFLESSIONI

Sicuramente apprezzabile la misura proposta dal Ministro della Giustizia,! Andrea Orlando, di introdurre in Italia il sistema francese in materia di separazioni e divorzi consensuali, ovvero dare la possibilità´ ai coniugi, che hanno deciso di interrompere il loro rapporto coniugale, di evitare le aule di giustizia, rivolgendosi unicamente agli avvocati.
La condivisione, però, non può che essere limitata all´intento di evitare di ingolfare ulteriormente il sistema giustizia.
Tante, infatti, sono le perplessità´.
Anzitutto va chiarito che in queste cause, purtroppo, non esistono ne´ vincitori, ne´ vinti, poiché´, già´ in partenza, hanno perso entrambi e, spesso, gli unici veri sconfitti sono i figli.
Siamo certi, allora, che la nuova proposta possa, alla fine, portare reali benefici alle parti?
In tanti, purtroppo, anche tra gli avvocati, credono che un giudizio di separazione consensuale finisca nel momento in cui i coniugi compaiono innanzi al Presidente del Tribunale per l´omologa delle condizioni pattuite.
Non è´ assolutamente così! Chi opera prevalentemente in questa materia ne è´ a conoscenza e sa benissimo che i problemi iniziano dal giorno successivo alla fine del giudizio.
Ecco, allora, che le condizioni pattuite dai coniugi, insieme ai loro avvocati, diventeranno ancora più´ determinanti (soprattutto per il coniuge più´ debole) perché´ sottratte al controllo del tribunale, salvo le condizioni riguardanti minori e portatori di handicap.
La vera svolta, a mio modesto avviso, si avrà´ solo quando verrà´ introdotta e disciplinata una seria specializzaIone in materia di famiglia e minori, sia per gli avvocati che per i magistrati.
Non è´ più´ tollerabile che una materia così´ complessa e delicata, che sovente segna la vita dei coniugi e dei minori, possa essere trattata da qualsiasi avvocato e giudicata da ogni magistrato che, magari, risultano preparatissimi in altre discipline ma meno in materia di famiglia.
Avv. Antonio Cardella



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